lunedì 24 dicembre 2007

Sangue e Merda e I Soliti Italiani

Che dire? Sono mancato per un po’ di tempo. Problemi di depressione. L’ho detto in vita mia e lo ripeto. Sono tendenzialmente depresso e non so che cazzo farci. Ogni tanto mi becca così all’improvviso. Senza un motivo. Senza un perché. Basta parlarmi e potete accorgervene. Se rispondo con due tre secondi di ritardo di troppo, beh allora sono in trip. Non è che avete una confezione di Prozac da prestarmi? A buon rendere.

Due cose di solito possono aiutare nel caso vi sentiate un mattone sul ventricolo destro. Oddio, prima accertatevi che non sia infarto. Siete sicuri? Bene allora A) cominciate a scrivere come faccio io. Inventate storie, mettetevi in mutande, scavate scavate scavate. Sono ancora convinto che un giorno potrò sbucare in Cina. Magari ci si vede in Tibet tutti insieme. B) preparatevi un bagno caldo, avendo previamente evitato di defecare per un paio di giorni. Se prima vi siete ingozzati con una zuppa di fagioli tanto meglio. Immergetevi e date fiato alle trombe. Sì insomma scoreggiate. Sott’acqua. Vedrete delle enormi bolle venire in superficie. Avvicinate il vostro regale naso nel momento in cui si rompono. Inalate inalate inalate. E’ uno shock. Ma vi ritroverete a ridere come ossessi e soprattutto a apprezzare il vostro sado-masochismo. Aiuta a amarsi di più. Non ci credete, pensate sia pazzo? Andate a cagare e fidatevi ogni tanto.

Bene, ora che ci siamo rilassati possiamo andare avanti. Non ricordo bene dove siamo arrivati. In effetti basta seguire la puzza, tipo filo d’Arianna, e i ricordi tornano alla mente.

Sono sempre convinto che incontrare nuove persone, di qualsiasi tipo e forma, aiuti a migliorare la propria concezione del mondo. Soprattutto ti aiuta a pensare relativo. A guardare il problema da un altro punto di vista. In questo senso l’incontro con Dark Lady, La Diplomatique, ha aiutato non poco a indirizzare le ricerche di Jin. Il concetto è semplice sostiene Dark L con la sua amabile parlata aristocratica – se il Jin è ossessionato dall’avgomento figa allova va cevcato nella figa il motivo della sua scompavsa. Cvisto santo, ci ha lasciato di stucco. Tipo Barbatrucco. Si si, io da ragazzino amavo i Barbapapà. Cazzo volete? Sono un romantico. Mi piaceva soprattutto quello tutto nero. Io l’avevo soprannominato Barbastronzo.

Insomma mi sono perso ancora. Buon segno. Le celluline grigie funzionano di nuovo. O non funzionano di nuovo, come meglio credete.
Sta di fatto che rivedremo tutte le nostre ipotesi (quali si chiedono in molti…) sulla base della teoria di Dark L, che in fatto di intrighi internazionali ne sa di cotte e di crude. Qualche sana intuizione già ci è venuta. Ma tempo al tempo. Che se ho introdotto Dark L non posso evitare di raccontare come è avvenuto l’incontro tra il gruppo dei Luridi e quello dei Fighetti. Credo sia inutile spiegare chi è chi, giusto? Lo sospettavo.

Immaginate un localino dal nome tipicamente turko. Manhattan. Immaginate un quartiere della Ankara bene. Residenziale, tranquillo. Senza nemmeno un cazzo di posto per parcheggiare. Immaginate i Luridi che posteggiano in culo alla luna e scendono dalla loro Fiat OssignoreFaCheNonSiFermiAncheStanotte. E i Fighetti che non poggiano nemmeno i sacri piedini sull’asfalto, loro si librano infatti, mentre abbandonano il regale SUV nero.

Immaginate poi Pusher che come al solito si vomita sulle scarpe per aver ingurgitato superalcolici e melone. Ketchup che recita The Rime of The Ancient Mariner in spagnolo rivolgendosi alla sua boccia di Calvados. Santo che fa la lista di tutti i nuovi film porno che ha scaricato e che andranno a integrare il Kit del Trasfertista. Dis che si incazza con la luna perché non è pienamente piena e invece oggi dovrebbe esserlo nuvole bastarde.

Immaginate i Fighetti che parlano di champagne e caviale e dei giochini erotici che se ne possono derivare. Beh che poi se proprio volete immaginarvi Dark L allora visualizzatela così. Seduta con le gabbe sotto il corpo. Seduta su una poltrona di pelle rossa molto kitch, modello Copper Club pub che potete visitare nell’indigeno Sheraton Hotel. Seduta completamente nuda. Anzi no. Vestita di lunga collana di perle, stivali alti con tacco e coppa di spumante. Già, che lo champagne fa cafone. Seduta così mentre guarda la città di notte dai finestroni del suo salone. Dio come mi sento plebeo. Dio che bello.

Insomma immaginate i due drappelli che camminano vicini fino a entrare nel locale. E qui i Luridi si rendono conto che il gruppo che hanno insultato per i due chilometri di strada che separano la macchina dal pub, sì quel gruppo è di italiani. Gulp. Se ne rendono conto non prima di aver insultato i buttafuori e il guardarobista. Ma non ci vergogniamo mica noi, che il Pusher ha studiato Educazione Civica per bene a scuola. Cazzo.
Pusher – Non sarete mica italiani vero eh?
Dark L – Beh vevamente si, pevchè?
Pusher – Cazzo che figura di merda che abbiamo fatto. Scusate ma prima per strada stavamo provando il copione di un film. Il nuovo di Ferzan Ozpetek. Non vi sarete mica offesi no?
Dark L – Non vi abbiamo nemmeno sentito. Avevamo meglio da fave
Pusher – Stvonza fvigida
Dark L – Bifolco

Ovviamente i due gruppi si sono integrati alla meraviglia. Misteri dell’Universo.
Immaginateveli ancora mentre tutti e otto abbracciati in circolo cantano Pride degli U2. E mentre gli altri avventori li guardano e commentano I Soliti Italiani.

Già, i soliti italiani. Succhiateci il calzino.

giovedì 20 dicembre 2007

Avviso ai Galleggianti Number 2

Risultati del secondo sondaggio - Dov'è Jin?

A Casablanca 55%
Chissenefrega 22%
A Casa di Gigi 16%
A Casa 5%

domenica 9 dicembre 2007

Sangue e Merda e La Sfida

Il principale task dei nostri progetti è ovvio. Vincere l’immancabile sfida calcistica contro la rappresentativa del cliente. E già perché dopo qualche mese di convivenza a stretto contatto con la controparte lavorativa si viene a creare un clima di intensa compenetrazione e amicizia. Che sfocia puntualmente nell’esigenza di dimostrare chi è il più forte. E chi ce l'ha più grosso.

Si decide il giorno. Ovviamente un mercoledì. Che le coppe si giocano sempre in mezzo alla settimana. Campo in terra con fosse, pioggia battente e freddo alpino. Una settimana di pesantissimi allenamenti a base di pasta e alcohol aiutano non poco soprattutto se a bere sono gli avversari.

Il momento più toccante è l’ingresso in campo con sgambatina iniziale e immediati sette otto infortuni durante il riscaldamento. Sugli spalti tutto il personale femminile ululante fa il tifo ovviamente per i propri beniamini. Gli italiani. E la compagine turca non la prende mica bene. No no. Per niente bene. Sguardi in cagnesco e promesse di interventi alla Furino. Loro hanno rigorosamente la maglietta rossa con mezzaluna e stella. Noi ci siamo preventivamente messi d’accordo per una tenuta in blu. E infatti l’unico con divisa azzurra risulterà essere Jin, tifoso del Napoli. Jin. O per essere precisi la sua foto cartonata a grandezza naturale. Con annesso sorriso Durbans a 71 denti. A fine partita prenderà il voto più alto nella sua storia di calciatore. Cinque e mezzo. Poco dinamico ma almeno così non parla cazzo.

I ruoli sono già decisi da tempo. Ci schieriamo con uno spallettiano 3-3-1. In porta Mr. Ketchup e la sua immancabile boccia di Calvados. Il roccioso terzetto difensivo si compone di Guru Pusher e Dis, che passerà tutto il primo tempo a litigare con la bandierina del calcio d’angolo. Sulla fascia sinistra il Santo, sulla destra l’icona gigante di Jin. Trequartista Chef e le sue due inseparabili aragoste. Centravanti di movimento il Trottola. Che verrà premiato col trofeo Gattuso per i 140 chilometri percorsi nei 60 minuti di gioco. In panca a dare ordini il cellulare di sito con l’Eremita all’altro capo. Loro si schierano a ringhio. Ci sentiamo come Custer a Little Big Horn. Dio Bu Bu come dice Mr. Ketchup.

L’inizio è traumatizzante. Becchiamo subito un gol. Palla in fallo laterale e azzurrini fermi. I turchi invece continuano arrivano in aerea e segnano mentre Mr. Ketchup rutta urlando Aringaaa! Ieri abbiamo mangiato pesce e si sente. Ci rendiamo conto attoniti che il calcio ottomano amatoriale si gioca col battimuro. Col battimuro! Cazzo, manco in parrocchia a dieci anni eravamo così infami. Ma noi siamo un team. Il Team anzi. Uniti compatti cazzuti. Infatti litighiamo come bestie per dieci minuti sputandoci sugli scarpini a vicenda. Risultato alla fine del primo tempo. Sotto di due gol.

Fondamentale il riposo. Si ristudiano le tattiche. Pusher distribuisce pillole rosse e blu per tutti. Sti cazzi la salute, qua ne va del nostro onore. Cantiamo l’inno tutti insieme a squarciagola seguiti in estasi dalle pollastrelle del pubblico. Avete presente le parole no? Lasciatemi cantare con la chitarra in mano lasciatemi cantare una canzone piano piano lasciatemi cantare perché ne sono fiero, sono un italiano un italiano vero. Rientriamo in campo con le lacrime agli occhi e con un cambio tattico. Trottola sulla destra e la gigantografia di Jin in attacco, piazzato in mezzo all’area turca. A fine partita si registrerà una doppietta di anca del Jin bidimensionale.

E’ tutta un’altra musica. Pusher nonostante risenta di strappi in ogni parte del corpo, comprese le mutande, macina interventi modello Baresi. Disadatted si rade e sulla fascia sinistra comincia a sgambare come Roberto Carlos. Guru col suo aplomb ulula Chiamatemi Montero. Un muro. Mr. Ketchup declama tutte le poesie di Pascoli ruttando. Santo e Trottola fluidificano sulle fasce modello TAV. Chef si mette la maschera del Mago Silvan e nasconde il pallone ai nemici. I turchi mototrebbiano gambe e piedi. Ma non ce n’è per nessuno cazzo.

Risultato finale Italia batte Turchia 6 a 5.
Infortuni finali. Italia batte Turchia 8 a 7.

Tutti sotto la doccia. Ovviamente in comune. Baci abbracci e birra a fiumi. Gli ottomani tentano la carta del Uh m’è caduta la saponetta. Noi gli diamo in pasto la sacra immagine di Jin. Li lasciamo divertire per un po’.

Si chiude con la più classica delle sfide. Il confronto per dimensioni e forma dei vari membri. Loro circoncisi e pube-depilati. Noi circospetti e pube-pelosi. Sulle note di My Dick del geniale Mickey Avalon dichiariamo un sacrosantissimo pareggio.

sabato 8 dicembre 2007

Sangue e Merda e La Telefonata

Che ho detto? Ah già, terzo ci ha telefonato Jin. La scena è questa.

Mentre viaggiamo a bordo della Fiat CredevoFosseUnaMacchinaInveceEraUnCalesse che a sua volta romba comodamente sul groppone del locale carrattrezzi TurkACI, il mobile del Santo comincia a squillare. Beh insomma squillare è una parola grossa. A pompare a cannone i System of a Down con Toxicity. Dopo tre chiamate perse che la canzone ci piace un casino, il Santo decide di alzare il volume ma per sbaglio preme il tasto verde.

Jin – Santo sono Jin. Il tuo fratellone. E tu nemmeno rispondi. Bastardo
Santo – Cazzo non si sente niente. Non sarà mica il solito maniaco di Dalaman? Metto in vivavoce che ci facciamo due risa
Jin – Vacca zozza, sono Jin. Quello scomparso. Quello che non trovate più. Quello che state cercando. Quello a cui volete tanto bene
Guru – Sì dev’essere il nostro amico maniaco. Si sente un leggero rantolo di sottofondo. Mi ci sono quasi affezionato
Jin – Figa, patata, gnocca, pelo che tira più di un carro armato
Coro – Bella Jiiiiiiiiiiiin, sei tu?
Jin – No sono il maniaco. Stronzi. Fosse per voi morirei vergine
Pusher – Dove minchia sei smutandato da quattro soldi? Ti stiamo cercando per tutta la Turchia. Con calma, ma ti stiamo cercando. Eremita trakka la sua posizione che lo andiamo a recuperare
Santo – Col carrattrezzi? Meglio di Van Damme
Eremita – Negativo. Impossibile localizzarlo
Guru – Segnale criptato? Dio la cosa si fa interessante
Eremita (su WAP) – Veramente non lo so. Sono al cesso e non ho la wifi. La puzza impedisce la connessione
Jin – Non lo so dove sono. Mi tengono prigioniero
Pusher – Coraggiosi cazzo. Scusa ma il cellulare l’hai fregato a un secondino pieno di Raki?
Jin – Il cellulare l’ho scroccato alla secondina. E’ una topa da paura. Ho messo in atto la mia tecnica playboy, avete presente?
Trottola – Oddio n’artra vorta. Poveraccia. Sorrisone quattro stagioni, occhio da micio telegattone. Poi ‘e solite quattro stronzate su come se dice grazie – te amo – sei bella – pollo – acqua – scopamo?
Guru – Senza pietà. Jin sei un sadico
Jin – Di solito funziona dai lo sapete
Coro – A Jin ma vaffanculo va!
Jin – Beh comunque mi ha dato il cellulare. O meglio, me l’ha tirato. Per poco non mi ammazza. Allora le ho detto ciccia se mi fai fare una telefonatina ogni tanto giuro che non ti rompo troppo le balle.
Santo – Sei un genio. Ti dovevamo chiamare De Sade. Allora hai idea di chi ti vuole così male, a parte noi?
Jin – Non ne ho la più pallida. So solo che mi mancate e che confido totalmente in voi. E poi vi volevo raccontare di quella volta che ho fatto benzina e il turk-benzinaro ha cercato di fregarmi. Spettacolo. Mica ve l’ho già raccontata no?
Eremita (su WAP) – Ragazzi non si sente più niente. Abbiamo perso la linea. Kaput, mi dispiace.
Trottola – Santo rimetti la radio va. Che è mejo.
Jin – Sigh

Il ritorno in capitale ha portato con sé un pacco regalo da Roma. Arrivano i rinforzi. Che rispondono al nome di Mr. Ketchup. A me fa pensare a un misto tra MarioBros e Geremia del gruppo di Alan Ford. Sopra i quaranta e un fegato a prova di alcohol. Un cuore che fa provincia. E non solo. Il suo arrivo ci fa tornare nostalgicamente ai primi tempi. Quelli intestinali, capito no? A colazione esordisce e saluta con un Ragazzi mi sa che sono scaduto come lo yogurt dell’albergo. E poi con un Qua si respira già aria pesante. Per continuare con un Dev’essere l’altitudine, la differenza di pressione. Per ribadire con un Manco la sigaretta mi accendo che se no zompiamo per aria. Per finire con un Mica avete qualche cosina per la caga? Anche un tappo andrebbe bene.

Benvenuto Mr. Ketchup, sei uno dei nostri.

martedì 4 dicembre 2007

Sangue e Merda e Novità

Già. Ultimamente sono sempre incazzato. Però oggi no. Insomma, lo sarei pure ma sono talmente stanco che non riesco nemmeno a fare la faccia da rodimento di culo. Al massimo posso fare quello che spaccia le borse taroccate sulla spiaggia di Torvaianica. Le borse sotto agli occhi vendo. Porca zucchina, come dice Pusher.

Vi interessa ancora Jin? L’infame a Amasra non c’ha mai messo piede però la cittadina ci è piaciuta. Un buco pullulante di turismo turco. Abbiamo potuto osservare intere famiglie tradizionaliste in spiaggia. Con tanto di donne col burka-costume che facevano il bagno. Burka rigorosamente water-resistant. Allegria. Abbiamo passato due interi giorni senza le bombe al bromuro del Santo. Nemmeno Ginevra, una compagna delle medie per la quale Oscar Wilde avrebbe rivisto le sue teorie in merito alle tentazioni, sarebbe riuscita nell’impresa. Zio Perro, come dice Chef.

Ma il viaggio di ritorno ha portato un vento di novità. Primo perchè l’aria nella Fiat Polmone era irrespirabile. Secondo perché la Fiat Fiacca ha una leggera ammaccatura sul posteriore. Se trovate il portabagagli mandateci una mail che poi la forwardiamo all’Avis. Terzo perché Jin ci ha telefonato.

Ma procediamo con ordine. Quando arrivate a Amasra dirigetevi verso il centro. A un certo punto dovete girare per forza a destra e vi ritrovate sul lungomare. Girate a sinistra e dopo cento metri fermatevi. Lo vedete? Sì il ristorante con la scritta Balik. Bene risalite in macchina e fuggite il più lontano possibile. Il pesce infatti lo portano lì a piedi dalla Nuova Guinea. Noi invece l’abbiamo provato. L’effetto è stato devastante signori, probabilmente siamo andati a male dentro. Non so come altro descrivere la situazione. L’unica soluzione è stata quella di usare i calzini sporchi del Trottola come mollette per il naso. Ho amato quella puzza di piedi rancida. Non potete capire, credetemi.

Ci sta anche che la Fiat Arranco abbia risentito delle condizioni venutesi a creare all’interno dell’abitacolo. Così dopo un sorpasso all’ultimo rantolo ha deciso che poteva fare a meno di una delle quattro gomme. Con il Pusher alla guida c’è da stare tranquilli. E’ uno concentrato, che non si distrae veramente mai.
Guru – Cazzo è sto rumore?
Trottola – Ma è normale che se vedono scintille dietro de noi?
Eremita (kit vivavoce) – Push, la telemetria qua mi dice che hai bucato. Per la precisione, stai rotolando sul cerchione oramai da un paio di chilometri
Pusher – Boooh, dici? Mo mi fermo tranquillo

Constatato il fattaccio è scattata la rabbia di gruppo. Provate anche voi. E’ rilassante. Prendete a calci la macchina per buoni cinque minuti. Possibilmente con la luna piena. Vi ritroverete come nuovi. Ma non lo fate in mezzo alla strada, specialmente se per un caso strano avete alle spalle Chef col suo sidecar. Perché centrerà con chirurgica precisione il vostro paraurti.
Trottola – Sbajo o la donna cannone che è appena volata via era er Dis?
Santo – Magari è la volta buona, Zio Perro
Guru – Push, ma mettere le quattro frecce qualche volta no eh?
Push – Con calma Gu, con calma. Mo le accendo. Fidati

Mi dispiace per voi. Ma Dis ce l’ha fatta di nuovo.

In realtà dovrei anche raccontarvi della telefonata di Jin. Ma riprenderemo il discorso. Tanto ci moriremo di vecchiaia qua in Turchia.

Nel frattempo sentitevi un po’ di Bagdat Kafè. Il nome del gruppo è irricordabile. Però dal vivo sta canzone mi ha colpito.

mercoledì 28 novembre 2007

Avviso ai Galleggianti Number 1 - Revised

Incredibili brogli al sondaggio...
Avete presente la classifica. Beh c'è Eremita con una voto. Avete presente? Sì sì quello che vive dentro Matrix. Il fatto è che il tipo si è votato da solo!

Guru, rinfodera il portafoglio che abbiamo trovato chi paga il giro di Rakl............

martedì 27 novembre 2007

Avviso ai Galleggianti Number 1

Bene bene, si è chiuso il primo sondaggio della serie.
I risultati, ovviamente, puzzano leggermente...non poteva essere altrimenti d'altronde.

Ecco qua:
Il Santo 7
Pusher e Trottola 5
Disadatted 4 (sì sì avete letto bene è un 4)
Chef 3
Jin 2
Eremita 1
Guru 0

Il Guru è pregato di recarsi alla cassa per offrire un giro di Raki a tutti...

lunedì 26 novembre 2007

Interludio 6 The Blair Trasfertist Project - Pillola Rossa e Pillola Blu?

Nella brughiera di Ankara, uno scenario che ricorda il nostro favoloso Nord Est, Pusher e il Santo continuano la ricerca sperando prima o poi di imbattersi in Jin. E infatti qualcosa abbattono...

domenica 25 novembre 2007

Interludio 5 The Blair Trasfertist Project - Ristoragip

La ricerca di Jin comincia a dare i suoi frutti. Colti da intuizione divina decidiamo infatti di fermarci in aeroporto e di aspettare che prima o poi scenda da un aereo. Di Jin nemmeno l'ombra, ma il discorso tra Santo e Pusher ha un suo certo qual spessore...

sabato 24 novembre 2007

Sangue e Merda e Oggi è Venerdì

Puttana la miseria Oggi è Venerdì. Uno di quei Venerdì.

Lo capisci immediatamente. Nel momento stesso in cui la sveglia del cellulare bippa e te, per liberarti di quel suono, lo frulli dall’altra parte della stanza e centri la bottiglia di birra semipiena che avevi lasciato sul comodino prima di addormentarti. Cazzo, e uno.

Lo percepisci anche quando l’altro comodino, il gemello bastardo, decide di colpirti con un uppercut al sopracciglio sinistro mentre tenti di agguantare le ciabatte che quella stronza delle pulizie ha nascosto manco fosse tua madre. Oggi è Venerdì. Cazzo, e due.

Lo subodori poi sempre più chiaramente quando sotto la doccia il tuo piede scivola, nel tentativo di fare tuo uno di quegli asciugamani di carta vetrata, e rischi di sodomizzarti atterrando col fondoschiena sul rubinetto della vasca. Cazzo, e tre.

Lo intuisci quando di fronte allo specchio cerchi di valutare i danni che hai riportato e ti rendi conto con disgusto che a 35 anni, sì a 35 anni suonati, le tue chiappe si stanno ammosciando. E che forse hai bisogno di un economico intervento di Nip and Tuck. Cazzo, e quattro.

Lo respiri nitidamente salendo sull’ascensore nell’istante in cui, dopo aver caricato tre energumeni le cui ascelle non conoscono la parola acqua, viene a mancare la corrente. Per trenta lunghi lunghi lunghissimi minuti. Sembra proprio che Oggi sia Venerdì. E cinque, cazzo.

Lo cogli, umido direi, mentre stai guidando sotto il Diluvio Universale e decidi di gettare dal finestrino la sigaretta. E un nanosecondo dopo un fottuto camionista entra sparato col suo fottutissimo camion dentro una fottutissima pozza d’acqua. E vieni investito da tre tonnellate di fango. Cazzo direi, no? E sei.

Lo assapori delicatamente a pranzo. Che il tuo panino lo hai chiesto col pollo e senza senza senza cipolla. E allora perché te l’hanno farcito riempito e colmato di quell’orrendo vegetale rosso manco fossimo in Russia? Non lo so. Non lo so proprio cazzo. E sette.

Ti colpisce di nuovo, ma questa volta alle gambe anzi al ginocchio sinistro per la precisione, quando in preda a un’ira funesta ti alzi per andare a frullare nel cesso quello schifo che stai mangiando e proprio non ti accorgi dello spigolo del tavolo che ti tende un agguato. Cristo che male, cazzo. E otto.

Ti assorda fino al silenzio la sera. Perchè gli amici, che Dio li abbia in gloria, decidono di portarti in una discoteca fichissima che non puoi capire quanto è trendy. Techno trendy. Tum Tum Tum e ancora Tam Tam Tam. E comprendi cosa voglia dire sentirsi soli, solissimi, in mezzo a tremila persone di cui non te ne può fregare di meno. Anzi, di cui non ti frega veramente un cazzo. E nove.

Lo vedi poi in tutta la sua chiarezza a fine nottata. Quando ti ritrovi a vagare in cerca dell’albergo per quaranta chilometri in mezzo a una nebbia che nemmeno in Val Padana. Manco con l’accetta s’affetta, altro che col coltello. E le uniche parole che ti accompagnano sono quelle del Santo che ripete non si vede un cazzo stasera. No, non si vede proprio un cazzo. E dieci.

Oggi è Venerdì.
Se volete cercare di scaricare la vostra rabbia, ve lo dico subito. Non c’è modo. Non c’è verso. Non c’è speranza. Ma per alleviare il rodimento provate con Linkin Park e Jay Z, chissà che non ci riusciate. Numb è per tutti noi.

Oggi è Venerdì. Cazzo.

venerdì 23 novembre 2007

Interludio 4 The Blair Trasfertist Project - Nebbia in Anatolia

E' una sera nebbiosa e freddolosa. Ma i nostri eroi si danno da fare...incuranti dei pericoli che li circondano...

giovedì 22 novembre 2007

Sangue e Merda e Kill Dis

Ma ritorniamo a bomba. Le ricerche di Jin continuano verso Amasra. Da bravo giallista vi anticipo il finale e vi dico che di lì non ci è mai passato. Cazzo nessuno di noi è Sam Spade. Saremmo già contenti se sapessimo fare il nostro di lavoro. D’altronde alle Risorse Umane si accatastano il maggior numero di raccomandati di ogni società che si rispetti. E la nostra assunzione è il loro degno risultato. Prosit o come dicono qua Sherefè. Ruttate se volete, nessuno si offende. Anzi, unitevi al coro.

Comunque ringraziamo quell’invertebrato del Jin che ci ha permesso di visitare questa bella cittadina sul Mar Nero. Io ho continuato a chiamarla Asmara per tutto il tempo ma vengo dal Quartiere Africano, dovete scusarmi.

Il paesaggio che si incontra tra Safranbolu e Amasra è da paradiso. Le strade che si calcano da bestemmie. Alla vostra sinistra splendide colline in stile ligure, alla vostra destra folta vegetazione mediterranea. Sotto le vostre ruote un asfalto nero come la pece. A specchio. Come fa a essere a specchio se è nero? Cazzo ne so venite qua prendete una macchina e rendetevene conto da soli. Di notte sembra di viaggiare in un buco nero. Se usi gli abbaglianti l’unico effetto è quello di dover usare gli occhiali da sole perché l’asfalto riflette la luce. Un fenomeno da libri di scienza. Ma l’idea davvero sopraffina dell’ente autostradale locale è l’invenzione della terza corsia centrale che chi è più grosso e arriva per primo la usa. Da urlo. Aggiungete un altro nome alla lista degli inventori da sodomizzare con una bottiglia di champagne da dieci litri. Insomma la genialata funziona così. Dio che fenomeno. Se sei in salita hai diritto all’uso della corsia centrale per superare i seicento camion che viaggiano alla velocità di una vecchietta con la sciatica. Se sei in discesa invece puoi usare la corsia centrale ma solo se nessuno nell’altro verso l’ha già impegnata. Punto primo in discesa i camion a pieno carico vanno ancora più lenti della vecchietta. Punto secondo i camionisti sono stronzi. Quindi da bravi stronzi decidono puntualmente di invadere la corsia centrale fregandosene se sono in salita in discesa o in curva. A ogni sorpasso pare di stare sul set del Cacciatore. Però De Niro aveva più probabilità di rimanere vivo.

La formazione prevede il sidecar di Chef, con passeggero Dis, come avanguardia anticamion. Che tanto uno ha dichiarato di aver vissuto troppo e l’altro che non gli interessa proprio vivere. Siamo amici mica colleghi. Li accontentiamo con tutta la premura possibile. Fari sempre accesi e casco ben allacciato mi raccomando. A seguire la Ford Fiesta alimentata a metano con al volante Guru, alla consolle Santo, Pusher al rollaggio cannabis e Trottola in letargo. Per evitare che russi gli abbiamo ficcato un calzino in bocca. Speriamo non soffochi. Guru porta la macchina tipo Psycho. Prudente all’accesso. Fino a quando non gli prende la smania del sorpasso stile Montoya. Ve lo ricordate sì? Il colombiano che pensava di stare sulle macchinine a scontro. In quei momenti se siete atei cominciate a pregare. Se siete credenti non sapete che cazzo fare e optate per il nirvana. Santo spara gruppi improponibili alla radio tanto da far rimpiangere Jin e i suoi pezzi discotecari da checca impazzita. Pusher è intrippato e racconta la sua storia dagli otto anni in poi. Va detto che si scaccola con maestria e centra sistematicamente con le sue opere d’arte il cappuccio del Santo. Trottola non respira. Amen.

All’ultimo scollinamento finalmente avvistiamo il mare. Spettacolo. Scatta immediatamente la pausa in piazzola panoramica. No non siamo così romantici. Ci vuole il momento fumatina che quel bastardo di Guru ha bandito il fumo in macchina. Ma soprattutto la vescica è piena e ci adoperiamo nella consueta gara a chi arriva più lontano col getto. Applausi grazie.
E’ al momento della celebrazione del vincitore che sentiamo un urlo di puro terrore e gioia. Vediamo sfrecciare un seggiolino da passeggero di sidecar tre tornanti più a valle.
Santo – Puttana zoppa! Non vi pare che quella cometa portasse il nome di Dis?
Pusher – Tranquillo. E’ sto pakistano misto erba che dà le allucinazioni. Don’t panic. Fra poco torniamo tutti normali
Trottola – mmmh mmmh mmmh
Guru – Cristo qualcuno sbavagli il Trottola! E andiamo a raccogliere Dis. Mi pare che quello dell’Avis ci avesse dotati di aspirapolvere da auto. Lo sapevo che sarebbe tornato utile
Pusher – Certo che se ti facevi dare anche il triangolo e la ruota di scorta non era un’idea malvagia

Rinfoderiamo gli uccelli e scendiamo a valle. Avvistiamo Chef sul ciglio della strada in bilico sulla sella mentre si prodiga nella posizione del loto.
Guru – Beh?
Chef – Sta moto è tipo Supercar. Ho sussurrato non lo sopporto più, liberami di lui e Lei mi ha risposto pigia il bottone rosso che lampeggia. E via. Eject. Dis disarcionato
Tutti in coro (compreso Eremita in wifi) – Sia lode al Signore
Dis – Raga me lo fate rifare? Troooooppo bello

Dis non muore mai. Che sia un morto vivente? Un giorno dobbiamo provare con un colpo dritto in testa. Magari ci riusciamo. Si accettano suggerimenti.

Ci abbracciamo tutti mentre il sole va a farsi fottere. Abbiamo sangue nelle vene. E anche qualche sostanza proibita di troppo. La Superbike di Chef sceglie per noi il prossimo pezzo.
Bang Bang direttamente dalla colonna sonora di Kill Bill.
Devo chiamare Quentin. E chiedergli se il titolo originale non era per caso Kill Dis.

martedì 20 novembre 2007

Sangue e Merda e La Chiave

Oggi è una di quelle sere in cui spaccheresti tutto. Quelle sere in cui prenderesti in bocca il lobo di un cliente a caso e glielo strapperesti via. Quelle sere in cui il receptionist ti vede e si nasconde sotto al bancone. Stronzo esci di lì.

Già dimenticavo. Aggiungete tra le invenzioni del secolo quella della scheda per entrare in camera. Lobotomizzateli sti bastardi novelli Archimede del ventunesimo secolo. Al rogo cazzo. A parte il fatto di inquinare con cinquemila badge di plastica il mondo quando potresti usare cento normalissime chiavi. No dico. A parte tutto, questi oggetti hanno un’anima.
Nera come la pece.

Seguitemi e abbiate pietà. Io amo a fine giornata quello stimolino che ti arriva giusto giusto quando esci dall’ufficio. Voi no? Ti dici che è bello soffrire un pochino prima di arrivare in stanza. E allora te la tieni. Vai a cena. Ogni tanto molli una loffa. Tanto è stato il gatto che sta sotto al tavolo e poi Santo e Pusher hanno il raffreddore. Ti ci prendi pure il caffettino di fine cena. Che l’essere umano sa bene come essere masochista. Come farsi del male. Per essere felice poi per sessanta inutili secondi. Premi il pulsante dell’ascensore saltellando da un piede all’altro. E già lì cominci a presagire qualcosa. Dei quattro ascensori l’unico che arriva non ne vuole sapere di ripartire e ieri ti hanno fatto il favore di spostarti dal secondo piano al nono. Che la vista è più bella. Anche quella delle macchie di Rorschach sulla mutanda non sarà male pensi. Ma sai che ce la puoi fare. In fin dei conti ancora non hai le lacrime agli occhi per lo sforzo di trattenerla. No veramente ancora sei in tempo. Conosci il tuo organismo. Hai messo in conto qualsiasi contrattempo. Hai fatto il corso di Risk Management mica cazzi. Arrivi in cima alle scale e pianti la bandierina sul pianerottolo. Ti senti Messner dopo la scalata al K2. Solo che Messner aveva meno fiatone. Senti le campane che suonano nella tua testa. Din Don Dan Din Don Dan. Ti senti leggero, una libellula che approccia la porta numero uno nove tre cinque. Infili per tre volte consecutive l’accrocco nella fessura dal verso sbagliato. Leggi le istruzioni. Sorridi. C’è la freccia e ti senti cretino ma felice. Con movimento lesto centri il buco chiudi gli occhi e aspetti il clack che sblocca l’ingresso. Non lo senti. Apri un solo occhio che la verità fa male. Cazzo cazzo cazzo cazzo cazzo. La luce lampeggia cinque volte rossa. Provi ancora sessantuno volte. Sessantuno volte rosso. Rosso tendente al marrone. Una scritta ti si materializza dalle parti del cervelletto. Un neon che urla smagnetizzata.
E realizzi che sì.
La fine del mondo per te oggi ha quel rumore e quell’odore lì.

Interludio 2 - Soli come un cane

Facciamo tenerezza a volte...un filmato da libro Cuore!

lunedì 19 novembre 2007

Sangue e Merda e Il C.C.

Prima di proseguire verso Amasra facciamo un ritorno al presente. Che altrimenti c’è rischio che vi perdiate. Se non vi siete già persi. Io lo faccio spesso. Mi perdo mi ritrovo mi perdo mi ritrovo. Come Pollicino vi lascio questi pezzi di pane perchè ci sta che un giorno non mi ritrovo più. E allora se c’è un cazzo di amico tra di voi, no dico se c’è un fottutissimo cane a cui interesso, spero che quel giorno si faccia vivo e mi venga a recuperare.

Sappiate che il primo posto in cui cercare è Il Centro Commerciale, il C.C. Dovete capire che il buon trasfertista dopo un paio di mesi di lavori forzati va in caccia di un qualcosa che somigli seppur lontanamente a una casa. Già perché l’hotel ti fa sentire veramente un alieno. Una merda per non allontanarci troppo dal tema intestinale. E allora muovendosi almeno in coppia comincia la ricerca di un ritrovo fisso. Dove poter trovare cibo, lavanderia, gnocca, vestiti, barbiere, prodotti per la toilette. Un posto dove non ti bagni. Dove fumare. Dove pisciare. Dove guardare la televisione su un LCD 60” nella vetrina di un negozio. Dove farti adottare dalla signora della profumeria del primo piano. Quella che ogni tanto ti presta il barboncino per portarlo a spasso. Dove ricomprarti un orecchino che se no ti senti vecchio. Dove vedere gente e sentirti parte di una comunità. Dove prenderti un espresso con panna sorseggiato seduto mentre inventi storie sulla vita dei passanti.

Questi due per esempio sono una coppia allo sbando. Lei vestita di viola lui di verde sembrano un plaid cazzo. Quest’altro è un maniaco del lavoro. Non lo vedi che evita tutte le righe delle mattonelle per terra? Passi piccoli veloci sincopati. Questa è lesbica. Perché? E’ l’unica che non ci ha guardato cristo. Quindi è lesbica. Il ragazzino col pantalone bagnato viene picchiato tutti i santissimi giorni dal padre. No, non l’ho capito dalla macchia sulla patta. Ma è mezz’ora che mima di uccidere il genitore a coltellate. Gli ho regalato un mini modello funzionante di motosega. E tutta la collezione di Doom. La violenza genera violenza. Alimentiamola.

Qui a Ankara se mi dovete trovare cominciate dall’Ankamall. Ordinate un Cafè de Paris al Fortuna Bistro. No non è un mocaccino. E’ un tocco di carne con una salsetta giallina deliziosa. Il nome fa cagare ma la sostanza c’è tutta. Giuro. Ti ci mettono pure le patate tagliate a mano. Ma solo se flirtate col cameriere omosessuale. Che poi non è malaccio. Lo sto convincendo che in realtà è un etero represso. E che a quarant’anni comincerà a fottere diciottenni disperate. E’ in crisi.

Insomma nel weekend qualcuno di noi ce lo trovate di sicuro. Si parte alla volta del C.C. il sabato alle 14.00 in preda a crampi da fame. Dopo aver percorso ogni sacro piano del C.C. verso le 22.00 si procede all’individuazione del letto più comodo per passare la notte. Nascondendosi sotto il piumone di un matrimoniale in esposizione si riesce a passare inosservati. Provare per credere. La domenica mattina all’apertura cazziate la povera commessa urlando eccheccazzo ci avete chiuso dentro ma chi v’ha dato la patente? Come minimo si becca una colazione gratis. A volte il cellulare della tipa se riuscite a colpire nel suo animo di mamma che si è persa i cuccioli.

Voi non ci credete. Ma ci sono altri che vivono là dentro. Aguzzate bene la vista. Noi abbiamo contato sette coppie vestite come il giorno prima e col cartellino del prezzo del letto ancora appeso al collo. Tre o quattro voyeur. E trentadue trasfertisti di vario genere.

Dio come amo questo surrogato di casa. Come amo sentirmi coccolato. E poi ogni tanto in mezzo ai sempreverdi discorsi sulla patonza, depilata o no verticale o orizzontale, ogni tanto escono anche frasi da incidere sul TinPU – il Taccuino in Pelle Umana.
Santo – Cazzo Push. Tra lavoro e Jin qua non abbiamo nemmeno il tempo di andare al cesso. Ti credo che poi ci viene lo scacazzo. Almeno non perdi minuti preziosi sulla tazza cercando di partorire...

Ti amo C.C. Ti amo per le perle di saggezza che suggerisci, tu Cyrano de Ankamall, alle nostre luride orecchie. Ti amo per l’immagine del Santo e di Push che, mano nella mano cuffiette Ipod condivise e cappuccio della felpa tirato su, varcano l’uscita G verso il parcheggio. E si allontanano, mentre alle loro spalle le luci si spengono, al ritmo di Invincible dei Muse.

Il lunedì non fa più paura.
Ti amo ancora C.C.

domenica 18 novembre 2007

Riassumendo Sangue e Merda

Dunque. Come nei migliori bestselleroni di Jeffery Deaver è arrivato il momento in cui Lincoln Rhyme fa il punto della situazione. Non tanto nel giallo della scomparsa di Jin, perché comunque vaghiamo randomicamente in terra turca senza lo straccio di un indizio. Quanto nel tirare le fila dei personaggi che ci stanno accompagnando in quest’avventura. Personaggi dal sangue bollente. Personaggi dal cuore enorme. Personaggi pieni di merda insomma.

Abbiamo Jin. Il Ginecologo. Segni particolari sa tutto sulla vagina. La patata dalla A alla Z. Fortissimo nell’approccio iniziale alle puledrine. Scarso nell’andare in goal. Non gliela danno mai riassumendo in quattro parole. Si è meritato altri due soprannomi. L’Attore per il sorriso Colgate utilissimo nel disorientare il cliente. E Yoda(m). Perché è alto un metro e due barattoli di maionese.
Nota a margine: Jin se lo sono fregato. O è sparito di sua spontanea volontà.

Poi c’è Chef. Il cuoco del gruppo nonché Sindacalista. Base operativa Istanbul. Viaggia con un sidecar. Animo da figlio dei fiori. Solo che lui i fiori li calpesta.

Direttamente da uno dei Vangeli è sceso tra di noi il Santo. Custodisce il Kit del Trasfertista. Ha nelle mani l’equilibrio ormonale nel tempo del trasfertista. Detto anche DJ per essersi arrogato il diritto di decidere quale musica si ascolta in macchina. Di secondo lavoro fa il Farmacista. Magari un giorno vi spiego perché.

E siamo a tre. Il quarto è il Trottola. Non è che vi devo dire come mai no? Beh insomma, finora in terra turca ha percorso cinquantaseimilaottocento chilometri in macchina spostandosi di sede in sede ovunque ci fosse bisogno di lui. Detto anche l’Altruista. Perché non si fa mai i cazzi suoi. Romano di Civitavecchia, impossibile odiarlo.

Impossibile non odiarlo invece. Chi? Il Disadatted, Dis per i poveracci che ci lavorano insieme. Avete presente il puffo blu bastardo che riusciva a contraddire anche Grande Puffo? Bravi, ci siete. Che poi a me chi stava veramente sulle balle era proprio Grande Puffo. E Puffo Transessuale pure non scherzava. Cioè il puffo biondo travestito da donna. Cazzo lo sanno tutti che i puffi sono solo maschi. Insomma Dis. Altri soprannomi non pervenuti. Troppo rischioso dargliene più di uno.

Continuiamo con l’Eremita. La voce del gruppo. Nel senso che non si è mai visto. Vive in solitaria a Izmir. Qualcuno sostiene che non sia mai nato. Che esista cioè solo nella rete, nel web. Di secondo nome fa Lamento. Senza ulteriori commenti.

Ne mancano soltanto due alla conta. Il Guru si è guadagnato il nick con le sue trasferte in Estremo Oriente. E’ il nostro clock. Senza di lui non c’è verso di svegliarsi in orario. Infonde calma è serenità nel gruppo. Potreste sentirlo chiamare, en passant, anche come il Tirabouchon, per le dimensioni del suo fallo e la maestria nel tirare di spada.

L’ultimo soggetto è il Pusher. Lo spacciatore del manipolo di perversi uomini che vivono in questa storia. Tiene alto il morale degli altri. Lui però è tendenzialmente depresso e soffre di allucinazioni. A Roma è meglio noto come il Bigliettaio. Per il borsello da cui non si separa mai. Il cliente si rivolge a lui con l’appellativo di Giocoliere, per i numeri con i quali tenta di nascondere le magagne del nostro software.

Ah beh dimenticavo. A breve potremmo assistere all’ingresso in scena di Smanettone. O l’Esperto che dir si voglia. Dell’essere cioè che dovrà sbarcare in quel di Ankara per cercare di mettere qualche toppa al sistema. Colui il quale ha il dono di saper scrivere il sacro codice software. In Pascal ovviamente. Lo accetteremo tra di noi per due soli motivi a) è della Roma b) sa giocare a pallone e ci serve in vista dell’incontro di calcio tra la rappresentativa italiana e quella turca.

Insomma. Questi siamo noi. Sti cazzi direte voi. Vogliamo la fine di questa triste storia.

L’avrete ve lo prometto. Parola di boyscout.

sabato 17 novembre 2007

Sangue e Merda e Momento Statistico

Pusher – Dici che lo ritrovano?

Guru – Cosa?

Pusher – Il cadavere del poliziotto intendo. Magari era meglio usare l’acido

Guru – Cazzate da film. Fidati ho un cugino all’UACV e uno nel RIS

Eremita (via web) – Geniale. Poveraccio il tizio che se lo ritrova nel bagagliaio. Comunque truppa state tranquilli. Ho sistemato tutto. Su internet ci sono le prove che vi trovavate da un’altra parte. In un buco di posto. Safranbolu mi pare

Pusher – Merda, perché secondo te dove siamo adesso? Al Colosseo?

Eremita (via web) – ………devono essere le pilloline blu e rosse mischiate insieme…….

Dis – Secondo voi avrà sofferto?

Chef – Non credo. Alla prima botta di crick è andato giù come Rocky Balboa.

Santo – Rocky Balboa non andava mai giù per la precisione. Sì magari contro Mr.T sì, ma aveva cambiato alimentazione. Si era rammollito. Hamburger e ketchup di merda invece che sana pasta al pomodoro

Guru – Colpa della moglie. Mi ricordo che Adriana stava in fissa con un corso di nouvelle cousine e uno di shiatsu

Pusher – A proposito di shiatsu. Che servizi offriranno qui all’Hamam? Cioè, a parte darci le ciabattine e l’asciugamano bianco e rosso. Io non ho capito un cazzo di quello che hanno detto. Ci siamo accomodati in questa specie di forno e poi? Facciamo a gara a chi ce l’ha più lungo?

Trottola – Intanto lavamose che semo pieni de schizzi de sangue

Pusher – Già che poi a scuola ci raccontavano cazzate. Il corpo umano è al 60% fatto di acqua. Ma dove? Il pulotto l’abbiamo aperto e di acqua non ne ho vista

Chef – Non fa una grinza. A scuola raccontano solo stronzate. Non fa una grinza

Dis – Cazzo Push, hai citato una percentuale, ora ci tocca il momento statistico. Io non lo sopporto vi prego…

Eremita (via web) – La classe degli insegnanti in Turchia è per il 30% composta di uomini e per il 70% di donne. Ergo il 40% delle insegnanti ottomane ha voglia di cazzo

Pusher – Molto bene. Il 60% della popolazione dichiara che il calcio è il proprio sport preferito. Ma lo sport che praticano tutti qua, dico tutti tutti 100%, è prendere a calci nel culo il cameriere al ristorante

Guru – Il 70% delle mogli sposate non è soddisfatto. Quindi pure loro hanno voglia di cazzo. Viva la Turchia

Santo – Il 50% degli uomini locali pretende una moglie vergine. Ma hanno il Papa pure qua?

Chef Due volte su tre lo yogurt in albergo è rancido. Fanculo

Trottola – Quando abbiamo un problema il 78,12% delle volte da Roma non ci cagano proprio

Dis – Sono sicuro 100% che quei sei energumeni mezzi nudi ce l’hanno con noi

Pusher – Ma sono mani o pagaie quelle attaccate alle braccia?

Dis – Mi sa che abbiamo richiesto un servizio completo. Con tanto di massaggio col sapone

Trottola – Il sapone? In che senso? Che ce fanno cor sapone?

Eremita (via web) – Beh ragazzi vi do un indizio. Questa è per voi con tutta la mia comprensione. Godetevi i Muse con Supermassive Black Hole. Buona fortuna

Pusher – Cazzo quello di tre tonnellate mi ha puntato...

martedì 13 novembre 2007

Sangue e Merda e Il Monolito Nero

Eravamo rimasti alla partenza per Safranbolu.
Safranbolu è un buco di cittadina nominata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Per le case ottomane. Di cui ovviamente non ci fotte una mazza.

La nostra personalissima mappa prevede la piazzetta dove arrivate e parcheggiate in quarta fila di fronte al poliziotto locale. Semo italiani arkadascio. Lui sorride e ci fa intendere don’t worry be happy. Sarà ma non mi fido.

A centro piazza la moschea con minareto, fondamentale per questioni di orientamento. Alla sinistra l’Hamam del 1500 unico luogo dove è possibile lavarsi se come noi vi fiondate nella casa ottomana più economica. Che è anche la più storta. Che è anche la più polverosa. Girandovi a destra incontrate prima i cessi pubblici, Mecca del trasfertista, e di seguito l’unico ristorante all’apparenza decente della zona. Muovendovi a casaccio per cinque minuti farete tappa dal gelataio, in pasticceria (che è poi il vero motivo per il quale sto posto è patrimonio universale della galassia), dal barbiere se cercate emozioni forti e un’epatite fulminante e infine nel baretto con posti all’aperto in cui la sera farete conoscenza con quattro ubriaconi locali che suonano e cantano il Sirtaki e la Tarantella.

Partiamo immediatamente alla ricerca di Jin. La tattica consiste nell’abbordare quante più possibili donzelle locali apostrofandole con parole ardite – Hi mi italian ndo cazz is Jin?. Siamo sfigati. Ci vogliono ben dieci tentativi prima che la turca di turno risponda con un gancio destro alla mascella del Guru. Poi ci vomita addosso una serie di parole incomprensibili da cui Disadatted estrapola che a) sì conosce quel bastardo b) le aveva promesso una vacanza a Amasra lasciandole un wallpost su Facebook c) sì conferma che è proprio un gran bastardo. Aggiungiamo che d) il Guru sotto shock abbozza un ma che cazzo mica puoi essere così ingenua e chiudiamo con e) la tipa lo finisce con il suo montante sinistro.

Lasciando il Guru sanguinante sul selciato ci confrontiamo rapidamente e decidiamo che ragazzi la prossima tappa ha da essere Amasra, che almeno vediamo il mare, e che dopotutto non c’è mica tutta sta fretta almeno godiamoci in santa pace questo posticino fuori dalle rotte dei turisti italiani.
Le sirene della polizia sulla via principale segnalano l’arrivo dello Chef. Cinque minuti e ci raggiunge dopo aver seminato la Renault4 in forza agli sbirri locali.

Dobbiamo assolutamente festeggiare il ricongiungimento. E’ un’usanza. Raccattiamo quel che rimane del Guru e ci dirigiamo in formazione aperta verso la Mecca accompagnati da musiche di Ennio Morricone.

La Mecca è perfetta. Prevede esattamente numero sei turche sprovviste di carta igienica e dotate di secchiello da riempire d’acqua con apposito rubinettino. Che qualcuno poi mi spiegherà un giorno a che cazzo serve sto secchiello. Nel mio taccuino finora sono due i possibili usi. Il primo più grossolano è la pulitura del loculo nel caso in cui abbiate mancato il buco disegnando affreschi sulla parete posteriore. Il secondo, più fino, è quello di farlo diventare il vostro improvvisato bidè. Si attendono suggerimenti.

Beh comunque ci accomodiamo e dopo cinque secondi si cominciano a contare i rumori liquefatti dei nostri eroi. Qualcosa di simile a quando la tipa del McDonalds immerge la palettina nel ghiaccio per riempire tre quarti del vostro bicchiere di Pepsi. Uno Due Tre Quattro Cinque e…
E qui scatta il minuto di silenzio. Perché tutti si chiedono E il Sestooo? Ma al posto del sesto giunge la voce in falsetto del Trottola – Sìììì grazie Signore sì sì sì lode a te.

E’ il momento tanto atteso. Ci si catapulta fuori dalla propria postazione inciampando nei boxer se, come Chef, ve li tenete alle caviglie oppure saltellando con l’uccello ballonzolante se, come Pusher, preferite denudarvi completamente.
Commentare non è opzionale, è Bon Ton.
Santo – Dio che bel colorito!
Guru – E senti che profumino delizioso!
Pusher – Non avrei saputo fare di meglio!
Chef – Quanto pesa?
Dis – Fratelli mi associo stavolta. Come lo chiamiamo?

E’ l’arrivo del Monolito Nero. E’ la svolta epocale. Indica il momento in cui il gruppo si è completamente integrato col paese ospitante. Il passaggio dallo status di straniero a quello di residente avente diritto al passaporto. Altro che stupida scimmia Kubrickiana che impara l’uso della mano per uccidere il prossimo. Bazzecole.
L’evento va condiviso. E in un momento di estasi invitiamo la malcapitata guardiana dei bagni ad unirsi a noi. Ma la babbiona ci sorprende esclamando The Black Monolite! Ciok Ghiusél (qualcosa del tipo ammazza che spettacolo, bellissimo). Ha un evidente passato da metalmeccanica.

Raccogliamo la reliquia e la riponiamo nell’apposito contenitore sottovuoto per caffè comprato allo Starbucks.
Usciamo tenendoci per mano e cantando l’inno di Mameli. Nemmeno l’assenza della macchina e il dito medio alzato del poliziotto possono rovinare quest’attimo di gioia immensa.

Fratelli d’Italia. Fratelli di Turchia.
Make Shit Not War.

lunedì 12 novembre 2007

Sangue e Merda e Se Resti da Solo

L’Eremita non è un uomo. E’ una macchina. E’ HAL9000.
Se applicasse il 10% delle propria capacità nel lavoro saremmo a cavallo. Invece siamo al massimo su un somaro recalcitrante.
Però è una bomba a risolvere videogame. Io ho smesso di comprare riviste con soluzioni e tricks. Ho lui che mi risponde in tempo reale.

Ma una cosa ci chiediamo tutti. Come cristo fa a stare in sito da solo tutto quel tempo? Già perché l’Eremita ama agire in solitaria.
Me lo dici come cazzo fai eh?

E no perché restare abbandonato in un posto a lavorare è l’incubo del bravo trasfertista.
Che sarà mai? Che sarà mai? No non ne avete idea.

Nel momento stesso in cui ti ritrovi solo come un cane ti viene applicata un’etichetta. Il tuo sudore cambia, il DNA muta. Le quattro tardone che la sera al ristorante cioccavano e sbavavano – ouh voi belli stallionni italianni – e lanciavano bigliettini con offerte di denaro improvvisamente cominciano a sentirsi delle strafighe di 22 anni. Non ti guardano e se ti guardano sghignazzano sotto i baffi. A fine pasto ti passano accanto ti sussurrano un Fuffy – Fuffy! - e ti tirano un osso di pollo mezzo macchiato di rossetto. Stronze, ti ritrovi a pensare, non vi scoperei nemmeno col pisello del mio peggior nemico.

Il cane bastardo che tutte le notti cercava di addentare lo sportello della Fiat Bagnarola di colpo, riconosciuta in te la sua stessa solitudine, ti guarda con occhio fraterno. Ti fermi, accosti e lui ti porta a conoscere il suo gregge. Ti presenta la sua pecora preferita – Giuditta – ti poggia una zampa sulla tua e ti sussurra parole di conforto.

Ti senti come San Francesco, la mattina ti presenti in ufficio con il saio e le ciabatte da doccia. Il cliente che fino al giorno prima ti urlava addosso chiedendoti se la scimmia che abbiamo messo a scrivere software, battendo a caso sulla tastiera, è riuscita a produrre la Divina Commedia, ora ti guarda con occhi premurosi. Lo senti che gli fai pena. Lo senti dalla punta dei capelli alle unghie dei piedi lunghe di tre mesi. E la cosa ti fa imbestialire. Va bene che mi dai del coglione incompetente. Ma la compassione no cazzo. E allora le tenti tutte. Lanci un FORMAT C: su tutte le macchine solo per scoprire che su Linux per la madonna non funziona. Il che fa solo aumentare il suo di lui del cliente livello di compassione e il tuo di te livello di frustrazione.

Chiami Roma per sfogarti con la centralinista di turno. O meglio con la musichetta di merda che ci mettono, visto che della centralinista si sono perse le tracce, che guardando bene portano dritto dritto sotto la scrivania di qualche babbione di turno raccomandato con la R maiuscola.
Pensare al calcinculato ti fa rodere ancora di più il culo. Mangiapane a tradimento.

La sera monti in macchina voli in albergo riaccendi il PC e piazzi a bomba Ani Di FrancoUntouchable Face. E ami il modo in cui canta Fuck You.
Vaffanculo Vaffanculo Vaffanculo.

Domani è un altro giorno.
Forse.

domenica 11 novembre 2007

Sangue e Merda e L'Eremita

Che poi in realtà non ce ne fotte niente se Jin è sparito. Ci intriga la campagna anatolica, fare i turisti per caso o semplicemente aver trovato una scusa per mollare sta merda di lavoro.
Le ricerche sono cominciate a partire da Ankara e poi verso nord fino al Mar Nero.
Perché? Cazzo ne so, mica abbiamo indizi. Seguiamo la Lonely Planet noi.
Al ritorno di Santo e Guru ci siamo organizzati immediatamente. Mettendo a frutto l’esperienza lavorativa abbiamo subito considerato la situazione peggiore. Il caso in cui dovessimo separarci.
Santo – Allora truppa, ho preparato per voi un sacchettino nel caso rimaniate soli. Sono pillole che ho rimediato di contrabbando. Le usa l’esercito americano. Bromuro allo stato puro. Se i vostri livelli ormonali vanno fuori scala, via giù una pillolina. E vi ritrovate con una roba moscia tipo chewing-gum al posto del pistolino. Che Dio ci aiuti
Pusher – Pure io ho un regalino. Tocco di pakistano se vi prende la botta d’insonnia. Pasticcone rosso in caso di depressione e bombolone blu quando vi sentite fiacchi. Gambe in spalla e ricordate che se ve le sparate insieme vi ritrovate dentro Matrix. Occhio

Dio che sensazione. Guru Santo Pusher Trottola e Disadatted in tenuta da combattimento. Pronti per salvare il proprio compagno.
Guru – Bella ragazzi. Io dico che un pokerino prima di partire ci sta tutto. Che dite?
Beh che dire, prima il dovere e poi Jin.

Ford Fiesta come mezzo di locomozione, che la precedente Fiat Albea ha miseramente tirato le cuoia. Era dai tempi della Duna che non si vedeva un cesso del genere. Destinazione Safranbolu dove abbiamo una mezza punta con Chef che ha optato per un sidecar. Alla prima occasione gli si appioppa il Dis come passeggero che almeno non rompe i coglioni in macchina.

Abbiamo pure comprato un kit vivavoce per la nostra spider.
Già perché l’Eremita comunica con noi solamente tramite cellulare o MSN. Non sappiamo che faccia abbia. E’ solo una voce. Eremita On the Air. Vi ricordate le Charlie’s Angels? Sì quel telefilm in cui le tre gnocche di turno risolvevano a colpi di tette e culi tutti gli impossibili rompicapo giornalieri. Il chihuahua di Nonna Assunta è finito sull’albero e non riesce a scendere? Eccoti Jill in mini-pants che te lo tira giù. Hai parcheggiato sotto casa e proprio non ti ricordi dove cazzo sta la macchina? Beccati Sabrina che in un battibaleno si passa la lingua sulle labbra, che non guasta, e te la ritrova. Io lo vedevo solamente per sentire la voce di Charlie. E per arraparmi pensando a un’orgiona a tre con le tipe ovviamente.

Beh insomma l’Eremita è così. Normalmente ti telefona e comincia a interrogarti sui più impensabili problemi lavorativi. Lo chiamiamo anche Eymerich l’Inquisitore.
Cazzo come lo amiamo. Usiamo un telefono apposito per rispondergli. E’ pieno di freccette attaccate. Dio come lo amiamo.
E’ totalmente integrato con internet. Probabilmente ha impiantata una connessione wi-fi sotto il capezzolo. Dice che ci seguirà passo passo ovunque andiamo. E gli credo.

Ce la stiamo mettendo tutta giuro. Sì ok, ho le gambe incrociate e allora?
Comunque per chi vi scrive è l’11 novembre e uno sparuto gruppetto sta rientrando alla base Ankara. La maledetta buca è stata sistemata. Ora è profonda 3 metri e larga metà carreggiata. In compenso ci hanno messo un sasso da mezzo chilo un paio di metri prima. Mi raccomando scartate a SINISTRA del masso o siete fottuti.

L’arrivo all’Overlook è incoraggiante. Vento modello Trieste. Temperatura intorno allo zero. Nevischio battente. Un solo uomo ci attende alla reception. Gli spieghiamo che no non siamo il soccorso alpino e che no deve passare altri tre mesi da solo come un cane.
Guru – Push dici che siamo stati cattivi con lui?
Push – Forse un tantino sì. Però un mese non glielo toglie nessuno. Certo che stasera pare proprio l’hotel di Shining. Che dici al quarto piano becco il ragazzino che pedala?
Guru – Cazzo falla finita di impasticcarti. Dovresti essere il team leader, dare l’esempio
Push – Sarà ma io ieri davanti alla porta ho trovato un triciclo…

venerdì 9 novembre 2007

Sangue e Merda e Il Piano

La scomparsa del Jin è stata accolta con il massimo sgomento dal gruppo.

Trottola che urla sì Dio esiste e sì Dio è giusto e sì Dio ogni tanto ci ascolta. Ha abiurato il suo ateismo.
Il Pusher eternamente al telefono che tenta di spiegare al Guru che sì il Ginecologo fa parte del team Anatolya2007 e che no non si è fatto di marìa già dal mattino come al solito.
Il Disadattato che scotenna la sua tastiera insultando il Santo che è tutta colpa tua come al solito non ci sei mai probabilmente ce l’hai con me ma io sono forte sto bene con me stesso e però sotto sotto ce l’hai con me e ora Jin è sparito.

Solo l’intervento del nostro uomo turco Baki riporta la calma. Arkadashi, amici, You need a plan. Pianificazione scandisce in un italiano da 10 e lode con french kiss.
Dopo aver consultato il vocabolario della Crusca, meditato su questa nuova parola e pur concordando pienamente lo corchiamo di botte. La suoneria del Fenerbache sul cellulare non si regge. Non si regge proprio.

Ma noi un piano ce l’abbiamo. Eccome se ce l’abbiamo. E’ che ci manca la voglia tutto qua.
Comunque la nostra fine strategia prevede l’abbandono immediato di tutti i siti e l’ammassamento delle truppe all’Overlook Hotel per cominciare la compagna turka. Roma non è un problema, non sanno nemmeno se siamo vivi o morti. Al cliente si propinano le solite stronzate da ditta made in Italy. A Istanbul sanno che siamo a Ankara, a Ankara che siamo a Izmir, a Izmir che siamo a Antalya, a Antalya che siamo a Dalaman. A Dalaman ancora non hanno capito nemmeno chi cazzo siamo. Per coprirci da eventuali telefonate incrociate facciamo buon uso delle conoscenze di Chef. Turkmetal indice sciopero nazionale di TurkTelecom. E questi quando scioperano scioperano. Siamo con voi Arkadashi MetalmeccaniciItalianos.

Giornata memorabile.
Giornata memorabile che raccontiamo solo grazie ancora al Boss e alla sua I wish I were blind.
Meno male cristo che ci vedo benissimo.
Siamo ancora vivi. Siamo ancora vivi. Siamo ancora vivi. Il cielo a Ankara ancora non ci è caduto in testa.

Siamo ancora vivi.
Perché lo sai che lì per strada c’è la solita buca.
Perché lo sai che proprio ieri l’hanno finalmente riempita con l’asfalto invece che con la solita merdosa terra.
Perché lo sai che lì si viaggia a tavoletta.
Perché non lo sai cazzo che l’asfalto è risprofondato di 2 metri.
Perché lo sai che se chiudi gli occhi almeno non ti vedi passare la vita davanti che porta sfiga.
Perché lo sai Oh ragazzi ma non c’era un nano nella buca?
Perché non sai nemmeno dove sono passate le tue ruote.
Perché tiri il freno a mano scendi tutti insieme e bestemmi nella notte in circolo come streghe indiavolate ma non sai che più avanti qualcuno ha deciso di lasciare uno scalino di 17 centimetri tra due tratti d’asfalto.
Perché lo sai che domani all’Avis chiederai una moto da trial.

I wish I were blind but I am still alive.

giovedì 8 novembre 2007

Sangue e Merda e Il Ginecologo

Ebbene sì. Jin è sparito tra sabato 8 e giovedì 13. Avete qualcosa da dire? Evidentemente non conoscete l’impalpabilità del soggetto. Quindi cazzo giudicate, leggete e fatela finita.

Da un estratto dell’I-Pod con I-Talk dell’I-Santo.

Jin – Bella Zi di là non funziona un piffero. Meglio se ci attacchiamo la Playstation sui monitor. Almeno ci diamo dentro con un torneino
Pusher – Santo fammi il piacere. Chiudi quella ciofeca di condizionatore che fa un fischio strano non lo senti?
Jin – Oh fratelli a me a forza di trovare bachi m’è venuta una certa fame. Che dite RistorAgip all’aeroporto eh?
Santo – No Push mi sa che non era il condizionatore. Dev’essere il frigo portatile che ci hanno rifilato all’Ankamall. Mortacci loro
Trottola – Dai ce penso io. Dateme na pinza e ve lo sistemo. Meglio se me do da fa che me prudono le mani. Magara fossero solo quelle
Santo – Tranquillo Trotto che stasera ho preparato una compilation coi fiocchi. Strato-tope di playboy che se la menano tra di loro. E una chicca introvabile con Selen quando ancora faceva un lavoro onesto. Gnocca di prima scelta stasera all’Overlook Hotel
Jin – A proposito di patata. Non so se avete avuto modo di dare un’occhiata a una turk-pussy
Pusher – Perché cazzo la chiami pussy?
Jin – Mi esercito con l’inglese. Ma mi date retta solo se parlo di figa? Comunque dicevo. Sta turk-passera a parte che è sempre depilata ma a me sembra come dire…più corposa…più cicciotta del normale ecco. Sembra, che vi posso dire, tipo le labbra della Marini. Non sarà mica che se la ritoccano dal chirurgo plastico?
Chef da Istanbul in vivavoce – Non mi stupirebbe mica. Barano meglio di un giocatore di poker in un film di Sergio Leone. Almeno con le tette ci danno dentro di push-up pesante
Trottola – Si vabbè ma manco una che porta er perizoma
Jin – Io preferisco le mutandine quelle col filo di lato. Sono più eleganti
Pusher – Truppa sono le zero uno zero zero e ho fame che dite si va al Burger King?
Jin – Push aspetta un attimo che pare che di là in sala sia saltato tutto l’impianto elettrico. Ce l’abbiamo un estintore?
Trottola – Sto cazzo di frigo continua a fa rumore
Santo – Dai un’occhiata pure al condizionatore va…

Abbiate pietà se non ce ne siamo accorti prima. Come di cosa? Della scomparsa di Jin. Della sparizione del Ginecologo. Cioè insomma non è mica colpa nostra se quando parla nessuno se lo caga. E’ così e basta. Beh se lo incontrate da qualche parte - e ve ne accorgete - allora vi renderete conto di cosa parlo. Però in materia vagina è un esperto.
Teorico ma esperto.
Segni particolari: mano destra da lanciatore di tronchi scozzese e mano sinistra da geisha. Fate voi due più due…

Stasera ci siamo piazzati a Kizilay in barba al PKK.
Aspettiamo che il fiume di gente ci riconsegni il nostro Jin. O almeno il suo cadavere. Invano finora. Una cuffietta ciascuno, l’I-Santo-pod ci regala The River (ma è lui?) del Boss.

Ma c’è da preoccuparsi? In fondo chi è così pazzo da rapire Jin? Per farne cosa poi?

martedì 6 novembre 2007

Sangue e Merda e Il Santo

Che poi Il Cuoco, Chef per gli amici, mica cucina solamente. Già perché ognuno di noi interpreta almeno due ruoli. Si sa, tagli al personale. Sindacalista. Turkmetal, la FIOM locale, lo ha allegramente coattato nelle proprie fila. E sono amici che torneranno utili.
Ma non parlavamo di politica. Non ce ne frega un cazzo di politica. La priorità è sopravvivere. Tornare in piedi o quasi a casa.

E sopravvivenza vuol dire anche Il Santo.

Il Santo ha il dono della parola che calma. Della parola che va dritta agli ormoni e li rilassa. E’ una figura che per venti giorni pare inutile. Ma poi se non c’è sono cazzi. Bitter cazzi.
Per due decadi ti sembrano tutte cesse. W la donna italiana. Ma il segnale di pericolo scatta quando il primo del gruppo sputa fuori le due fatidiche parole Beh però.
Beh però quella lì ha il lobo dell’orecchio che mi stuzzica. Beh però quella là col baffo mi intriga…sarà che mi è sempre piaciuto Buffalo Bill. Beh però che bella fronte spaziosa…sognavo di fare l’elicotterista sulle portaerei da bambino.
Il Santo ha tempismo. Non scherziamo. Ti lascia sfogare. Ma irrompe nel discorso un nanosecondo prima che il più arrapato esploda con un Beh io me la farei sta qua con sta voce così metallica. Pazientemente fa notare preveggente che no, non sarebbe decente farsi la colonnina che sputa i bigliettini del parcheggio. Ti parla del suo lindo amore per la sua donna.

Ma soprattutto quella sera ti farà dono del kit del trasfertista. Il KdF si tramanda di Santo in Santo. Il KdF si misura in Zettabyte. Triliardi di bit porno. Imparare a memoria tutti i film di Jenna Jameson è mandatorio per non rischiare l’arresto per molestie.
In casi estremi il Santo organizza terapie di gruppo. Unico divieto l’eiaculazione comunitaria. Per quella ognuno per cazzi suoi, nel senso letterale del termine.

La mattina seguente, al ritrovo in macchina occhiaie alla mano, il Santo interpreta il suo ruolo secondario di DJ. La scelta svaria tra Metal e Trash Metal. Il primo giorno rimpiangerete Tiziano Ferro. Il Secondo Eros Ramazzotti. Il Terzo la musica ottomana avrà il suo perché. Allo scoccare della prima settimana organizzerete cori su pezzi di Claudio Villa e Toto Cutugno.

E non pensiate che il Santo torni utile solo con robe tipo Ucraina e Venezuela. Nah nah nah. Ingenui che siete. Sugli altipiani sardi eviterà risse per avere la zampa dell’unica pecora. Nella steppa russa Babbo Natale non dovrà rivolgersi al KGB per lo stupro della sua renna.
Senza esagerare. Qua nessuno esagera.

Non è un caso se è successo durante una settimana di assenza del Santo.
Non è un caso se è successo un weekend senza Istanbul e senza la pasta di Chef.
Non è un caso. Qua nessuno esagera cazzo.

Jin è sparito.

Non abbiamo notizie da quindici giorni. Andato disappeared vaporizzato.
Non abbiamo idea di dove minchia sia.
Ma questo è il minimo. Come cristo lo diciamo a quelli a Roma? Sì non troviamo Jin, sì beh è sparito crediamo da sabato 8, sì oggi è 23, sì beh forse era di giovedì 13…
No, non si può. Acqua in bocca. A Roma nessuno deve sapere. Il Team si vede nei momenti di difficoltà. Chiamatela mafia, chiamatela come vi pare. Ma qua nessuno parla.
Puttana la miseria tocca ritrovarlo e in fretta.

Jin è sparito.

Jin dove sei? Noi ti siamo vicini. L’orologio lampeggia zero due punto zero zero. E siamo in macchina. Lo stereo urla Evanescence stasera. Going Under in versione acustica.

Jin questa è per te. Arriviamo.


mercoledì 31 ottobre 2007

Sangue e Merda e Il Cuoco

Mia madre non si è fatta sentire. Quasi quasi mi preoccupo. Probabilmente è a fare rafting con mio padre alla veneranda età di 142 anni in due.
Mia madre mi fa pensare al cibo. E il cibo per un trasfertista vuol dire Il Cuoco. E Il Cuoco è una figura che nel team di progetto esiste sempre. Da sempre.

Si perché noi siamo italiani medi. E l’italiano medio ha tre cose in mente. Merda Cibo e Figa. La Figa fa il paio col Pallone. O l’una o l’altro. Ma il Cibo è al secondo posto nei pensieri quando si sbarca in una nuova destinazione. La domanda è semplice: che cazzo mangiano sti qua in sto posto qua e soprattutto come cazzo si fa per farsi capire.
E qui entra in gioco Il Cuoco. Due cose trova a) tutto il necessario per cucinare italiano b) parabola e decoder satellitare per vedersi il campionato durante la fase di rutto libero.
Non importa dove si preparano i pasti. All’occorrenza si può dare fuoco al letto, allestire un barbecue nella vasca da bagno oppure invadere la cucina dell’albergo. Da provare assolutamente: prendete un tegamino gettateci della salsa di pomodoro date una girata mettete tutto al sole e aspettate che si scaldi. Dio vi aiuti. Altro che Pepe Carvalho.

Dicevo del Cuoco. Il Cuoco risulta primario nella sopravvivenza del Team nei primi quindici giorni di ambientamento. Quando tenti di farti capire invano dai malcapitati camerieri. Quando ordini insalata patatine fritte pollo alla griglia birra e per finire frutta. Quando attendi ansioso e pieno di belle speranze e ti arrivano miele con cetrioli, patate forse fritte ma incatramate in un soutè di cipolle e cozze, pollo alla griglia, milk shake alla mela e un dolce a base di yogurt e aglio. Quando il tipo ti sorride e tu masochista indicando il pollo chiedi scusa ma questo non l’avevo mica chiesto. Quando lui capisce e risentito se lo porta via. Quando lo Chef si sente in dovere di venire a fare gli onori di casa e tu no non puoi proprio evitare di assaggiare tutto. Cazzo buono passami la ricetta che la provo a Roma. Quando già sai che l’unico essere che abbraccerai in quella fredda notte è di nuovo la tazza del tuo amato cesso.

E lui è lì Il Cuoco. Osserva sorride sorseggia un martini dà pacche sulle spalle.
Sa che le nostre vite sono nelle sue mani. Sa che al terzo giorno saremo disposti a tutto per un tozzo di pane. Tinteggiargli casa prestargli la macchina non importa che non ha la patente il culo no ma un pompino forse. E lui magnanimo chiederà semplicemente che gli laviate la biancheria durante la permanenza in terra straniera. Eppure lo ringrazierete di cuore. Avete presente quella sensazione che si ha dal dentista dopo che ti ha tolto quattro denti del giudizio e ti ha svuotato il conto in banca? Bene mi avete capito.

Il problema cazzo è che Il Cuoco stavolta è a Istanbul. Da solo.
Il problema cazzo è che il resto del Team è sparso per mezzo Impero Ottomano. Ankara Izmir Antalya e Dalaman.

Che poi forse tutta la storia ha avuto inizio proprio per questo motivo. La disgraziata collocazione del Cuoco. O forse no. Ma abbiate pazienza. Aspettate e avrò cura di raccontarvi tutto. Ho l’animo di donna. Rispettate i miei tempi cazzo.

Intanto salite in macchina e mettete su White Light degli Starsailor.
Il resto ve lo dico per strada.
E mi raccomando. Se date un passaggio al Cuoco la colonna sonora è Where Is My Mind dei Pixies...

Interludio 1 - Versi Sparsi

E’ un’altra notte che non dormo

Ci sono notti senza stelle

Ci sono notti senza luce

Non so nemmeno dove vado

Non so nemmeno cosa cerco

Ma nemmeno me ne importa

Salirei in macchina e la lascerei guidare da sola

Perdermi da qualche parte

Da qualche parte prima o poi ritrovarmi

Ma nemmeno me ne importa

E poi 100 motivi per ridere

E poi 100 motivi per piangere

E poi 100 facce per sentirmi solo

E ancora 100 sogni senza volto

Ma nemmeno me ne importa

domenica 28 ottobre 2007

Sangue e Merda e Cellulari

Il fatto è che ora dovrei introdurre i personaggi, i compagni di viaggio.

Il fatto è che mia madre riesce sempre a farmi perdere il filo del discorso.

Il fatto è che ho tre cellulari da trasferta e su uno di questi lei riesce sempre a rintracciarmi.

Il fatto è che ho 35 anni suonati.

Voglio dire, a 14 mi spedirono in Inghilterra. Un mese tre telefonate. Poi a 18 Interrail un mese una telegrafata. Di quelle tipo ciao mamma tutto bene non ho una lira mi cade la linea ciao.

Poi qualche stronzo ha deciso che il mondo avesse bisogno del cellulare e che le madri avessero di nuovo il diritto di chiederti a che ora torni a casa e pretendere una chiamatina ogni tre giorni dalla Terra del Fuoco. E voglio ridere con le videochiamate…

Che poi sto cazzo di cellulare l’hanno tirato fuori per colpa di Star Trek. L’accrocco con cui Kirk chiamava Scottie per dirgli di riportarlo a casa e con cui l’ingegnere puntualmente gli rispondeva Chupa che qua non funziona una cippa.

Il fatto è, di nuovo, che non ce l’hanno mai fatto vedere ma Mamma-Kirk chiamava il figliol prodigo ogni santa missione. Dove sei? Occristosanto mamma sono sui bastioni di Orione a circa ottomila anni luce da casa. Hai mangiato? Porcadiquellazozza mamma abbiamo i Klingon che non vedono l’ora di mettercelo dove il sole non sorge mai. Ti chiamo dopo dai…sì ho messo la maglia della salute…

Il fatto è che ora mi tocca tornare a parlare di merda. Di sanitari per la precisione.

E sì perché il bello del girare il mondo è conoscere nuove culture. E lo studio del cesso aiuta nel capire il paese in cui sei capitato.

Scontato dire che il Bidè (la maiuscola non è a caso, per me se la merita punto e basta) è un oggetto che non trovi da nessuna parte. Il che porta il bravo trasfertista a usare la sinistra per pulirsi. Hai visto mai un giorno non hai la carta e ti trovi a stringere la mano agli altri. Insomma, è una questione di rispetto cazzo.

Ogni tanto trovi il pirulicchio nella tazza. Si quell’oggetto che giri una manopola e spara uno schizzo dritto dritto fra le chiappe. Beh, sfido chiunque a usarlo, considerato che è l’immancabile sponda da centrare quando si piscia. E che è l’involontario bersaglio quando sei di sciolta del tipo “ad ombrello”. Risultato io l’ho aperto una volta sola per curiosità. Temo fortemente l’inventore sia lo stesso del cellulare.

Ci sono paesi dove la tazza è piena d’acqua. Cioè, da noi c’è acqua quel tanto che basta che normalmente fai degli splendidi murales sulla ceramica. Negli USA la tazza è piena quasi fino al bordo, che stai lì prima di tirare la catena a pregare che non venga tutto fuori.

Però la questione è più profonda, va analizzata e capita.

Noi italiani siamo convinti di produrre delle opere d’arte marroni, è una parte di noi. Va gustata, ne va apprezzata la puzza nelle sue più svariate forme. Se possibile va condivisa col prossimo. Non siamo egoisti noi.

L’americano è più algido da questo punto di vista, più costipato. Si fa meno domande, noi la studiamo invece. E però c’è un però. Che ne usciamo soddisfatti e in pace col mondo.

Ho idea che se anche loro facessero lo stesso avrebbero meno serial killer e meno omicidi di massa…

Lo dicevo cazzo che avevo perso il filo del discorso.

venerdì 26 ottobre 2007

Sangue e Merda

Sono un trasfertista. Odio aerei e alberghi.

Immancabilmente e qualsiasi rito metto in pratica, salgo su un jet saluto grugnendo l’hostess di turno mi siedo mi addormento sudo all’atterraggio e proprio lì, quando mostro il passaporto, m’arriva lo stimolo bastardo di correre al bagno.

Quello che hai le lacrime agli occhi, quello che preghi il tassista perché investa chiunque pur di arrivare alla meta. Quello che ti farebbe uccidere la receptionist che ti guarda sorridendo e non sa usare una cazzo di fotocopiatrice. Me lo ridai dopo il documento… O te la mollo qui, sulla moquette della hall.

Ma non è finita, no. Devi aspettare il tipo che ti porta la valigia. Ma cazzo, fatemela portare da solo no? E nel frattempo cominci a sorridere. La vita sa essere dolce a volte. Anche se puzza.


Sono un trasfertista. E i trasfertisti parlano di merda. Non c’è un cazzo da fare.

Mezz’ora dopo aver preso possesso del bagno, che il resto della stanza è un optional, scendi a riveder il gregge. Gli altri come te, i tuoi colleghi, la tua famiglia.

E c’è solo una domanda ammessa. Beh, allora? La tua com’era? Come al solito…squaquarellone.

Il rito è finito. Andate fratelli. Ovunque siate, Montezuma è con voi.

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