martedì 20 novembre 2007

Sangue e Merda e La Chiave

Oggi è una di quelle sere in cui spaccheresti tutto. Quelle sere in cui prenderesti in bocca il lobo di un cliente a caso e glielo strapperesti via. Quelle sere in cui il receptionist ti vede e si nasconde sotto al bancone. Stronzo esci di lì.

Già dimenticavo. Aggiungete tra le invenzioni del secolo quella della scheda per entrare in camera. Lobotomizzateli sti bastardi novelli Archimede del ventunesimo secolo. Al rogo cazzo. A parte il fatto di inquinare con cinquemila badge di plastica il mondo quando potresti usare cento normalissime chiavi. No dico. A parte tutto, questi oggetti hanno un’anima.
Nera come la pece.

Seguitemi e abbiate pietà. Io amo a fine giornata quello stimolino che ti arriva giusto giusto quando esci dall’ufficio. Voi no? Ti dici che è bello soffrire un pochino prima di arrivare in stanza. E allora te la tieni. Vai a cena. Ogni tanto molli una loffa. Tanto è stato il gatto che sta sotto al tavolo e poi Santo e Pusher hanno il raffreddore. Ti ci prendi pure il caffettino di fine cena. Che l’essere umano sa bene come essere masochista. Come farsi del male. Per essere felice poi per sessanta inutili secondi. Premi il pulsante dell’ascensore saltellando da un piede all’altro. E già lì cominci a presagire qualcosa. Dei quattro ascensori l’unico che arriva non ne vuole sapere di ripartire e ieri ti hanno fatto il favore di spostarti dal secondo piano al nono. Che la vista è più bella. Anche quella delle macchie di Rorschach sulla mutanda non sarà male pensi. Ma sai che ce la puoi fare. In fin dei conti ancora non hai le lacrime agli occhi per lo sforzo di trattenerla. No veramente ancora sei in tempo. Conosci il tuo organismo. Hai messo in conto qualsiasi contrattempo. Hai fatto il corso di Risk Management mica cazzi. Arrivi in cima alle scale e pianti la bandierina sul pianerottolo. Ti senti Messner dopo la scalata al K2. Solo che Messner aveva meno fiatone. Senti le campane che suonano nella tua testa. Din Don Dan Din Don Dan. Ti senti leggero, una libellula che approccia la porta numero uno nove tre cinque. Infili per tre volte consecutive l’accrocco nella fessura dal verso sbagliato. Leggi le istruzioni. Sorridi. C’è la freccia e ti senti cretino ma felice. Con movimento lesto centri il buco chiudi gli occhi e aspetti il clack che sblocca l’ingresso. Non lo senti. Apri un solo occhio che la verità fa male. Cazzo cazzo cazzo cazzo cazzo. La luce lampeggia cinque volte rossa. Provi ancora sessantuno volte. Sessantuno volte rosso. Rosso tendente al marrone. Una scritta ti si materializza dalle parti del cervelletto. Un neon che urla smagnetizzata.
E realizzi che sì.
La fine del mondo per te oggi ha quel rumore e quell’odore lì.

3 commenti:

goblin ha detto...

emmmm.... morale daaa favola? te sei cacato neee mutande? :D ;) avrei voluto esserci.... giusto x farla anche io come te e ridere e piangere come 2 disperati in preda al panico incazzato per rilassamento da noia ridendo come 2 isterici felici pazzi tristi e normalmente nn normali.... ma disperati! viva l'alicetta/piotta/sgommata/centolire/baffo daa nike o dell'aBidas... viva la marda e chi ha voglia di cagare!

Fabbri ha detto...

macchie di Rorschach... citazione di cultura e pura poesia

:)

goblin ha detto...

conoscere Rorschach nn è certo un bene... ma nel suo caso gli farà bene :D

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