Strano.
Ero sicuro di aver continuato a scrivere e a partecipare alla bloggopalla.
Strano davvero.
E ora che ci penso in effetti l'ho fatto. Però non ne trovo traccia.
Strano a dire strano.
Come al solito, come stasera, comodamente appollaiato sul tazzone ceramico del bagno.
Come sempre scrivo.
Solo che stavolta mi è finita la carta igienica e allora prendo appunti direttamente sul mio laptop. Che però mi fa scomodo, che il lapcoso mi scalda le cosce.
E infatti di solito lascio che la penna si diverta a muoversi sul rotolone.
Carta-pizzini igienici.
Mi assale un dubbio. Che ci sia una spiegazione al fatto che siano spariti e che li abbia perduti?
Strano.
Avvertenze per i lettori - siamo nella merda quindi vi prego muovetevi poco... non fate l'onda
domenica 17 giugno 2012
martedì 5 giugno 2012
Riflexio 20 - Timbrolo
Ho abbandonato questo luogo per troppo tempo. E ogni volta che dico torno in realta' vado ancora piu' lontano.
Quasi mi sono perso.
Comunque riflettevo sul timbro. Quel coso che buuuum lo spiaccichi sul foglio e uappete appare, appunto, "il" timbro.
Cosa porta un essere umano a pensare di dominare il mondo solamente perche' in possesso del TIMBRO...?
Provoca assuefazione.
BUUUUM UAPPETE
BUUUUM UAPPETE
Quasi mi sono perso.
Comunque riflettevo sul timbro. Quel coso che buuuum lo spiaccichi sul foglio e uappete appare, appunto, "il" timbro.
Cosa porta un essere umano a pensare di dominare il mondo solamente perche' in possesso del TIMBRO...?
Provoca assuefazione.
BUUUUM UAPPETE
BUUUUM UAPPETE
lunedì 17 ottobre 2011
Riflexio 19 - Tavoletta SU Tavoletta GIU'
Intanto inizio col dire che non ho capito che minchia ho fatto ma ho cambiato il layout del blog e ora non ci capisco più una mazza.
A vederlo sembra meglio, ma per gestirlo mi pare un filino più complicato. Da mal di testa direi.
Comunque, quel che volevo esprimere è un concetto che potrei aver già espresso ma non me lo ricordo.
Cara donna che leggi, sì tu proprio tu. Tu che rompi le balle al tuo compagno con la storia della tavoletta del cesso.
Tu che gli rinfacci che "non mi pensi". Che "non mi tieni in considerazione". Che "non mi rispetti perché, dopo aver pisciato, lasci sempre la tavoletta del WC alzata invece di riabbassarla per permettermi di utilizzarla senza doverla toccare".
Tu, grandissima brontolomea.
Tu. Dopo aver pisciato, tu, proprio tu e solamente tu, non puoi cazzo lasciare la tavoletta alzata?!?!
Perchè noi dovremmo riabbassarla e tu, invece, porca di quella miseria, non ti sei mai posta il problema di riabbassarla dopo aver usato il cesso?
Te lo dico io perché l'idea non ti è mai balenata nemmeno per l'anticamera del cervello. Te lo spiego io.
Perchè noi maschietti, con tutti i nostri difetti, non siamo scassacazzi tanto quanto te, cara donna che leggi!
Ho detto.
A vederlo sembra meglio, ma per gestirlo mi pare un filino più complicato. Da mal di testa direi.
Comunque, quel che volevo esprimere è un concetto che potrei aver già espresso ma non me lo ricordo.
Cara donna che leggi, sì tu proprio tu. Tu che rompi le balle al tuo compagno con la storia della tavoletta del cesso.
Tu che gli rinfacci che "non mi pensi". Che "non mi tieni in considerazione". Che "non mi rispetti perché, dopo aver pisciato, lasci sempre la tavoletta del WC alzata invece di riabbassarla per permettermi di utilizzarla senza doverla toccare".
Tu, grandissima brontolomea.
Tu. Dopo aver pisciato, tu, proprio tu e solamente tu, non puoi cazzo lasciare la tavoletta alzata?!?!
Perchè noi dovremmo riabbassarla e tu, invece, porca di quella miseria, non ti sei mai posta il problema di riabbassarla dopo aver usato il cesso?
Te lo dico io perché l'idea non ti è mai balenata nemmeno per l'anticamera del cervello. Te lo spiego io.
Perchè noi maschietti, con tutti i nostri difetti, non siamo scassacazzi tanto quanto te, cara donna che leggi!
Ho detto.
venerdì 30 settembre 2011
Ristorie 1 - Grazie Mille
Inauguro un nuovo filone. Legato a un ottimo ristorante italiano, posizionato lì dove meno te lo aspetti: a Kota Kinabalu, dalle parti di Center Point.
Il posto si chiama Grazie ed è gestito da un italiano puro, per giunta tifoso della Roma, nonostante dall'accento sembrerebbe essere del nord...
Comunque se passate da quelle parti chiedetegli una focaccia con rucola mozzarella e pomodorini (dovrebbe averla messa nel menu a causa nostra), un carpaccio di manzo e un bel primo piatto col sugo e le polpette. In effetti dovrei consigliare a Marcio di metterci gli involtini alla romana invece delle mere polpette...beh qualcosa da mettere nella todolist per il prossimo futuro.
Il ristorante è in realtà una terrazza con una trentina di posti a sedere, ideale per festeggiare la fine della giornata lavorativa coccolandosi con un po' di gradazione alcolica e con un mix di chiacchiere tra compatrioti.
Per esempio Marcio ci ha confessato di aver comprato un terreno poco fuori Kota Kinabalu per metterci su un maneggio, visto che da sempre a lui piacciono i cavalli. Tanto che voci ci dicono che qualcuno ha avvistato uno dei nostri, il Gigante Bbbbuono, procedere all'imbarco sulla Emirates con una sella come bagaglio a mano. Pare che un paio di hostess abbiano gradito e premiato il ragazzo con un paio di preziosi numeri di cellulare.
Benvenuti da Grazie. E benvenuti nelle Ristorie.
Il posto si chiama Grazie ed è gestito da un italiano puro, per giunta tifoso della Roma, nonostante dall'accento sembrerebbe essere del nord...
Comunque se passate da quelle parti chiedetegli una focaccia con rucola mozzarella e pomodorini (dovrebbe averla messa nel menu a causa nostra), un carpaccio di manzo e un bel primo piatto col sugo e le polpette. In effetti dovrei consigliare a Marcio di metterci gli involtini alla romana invece delle mere polpette...beh qualcosa da mettere nella todolist per il prossimo futuro.
Il ristorante è in realtà una terrazza con una trentina di posti a sedere, ideale per festeggiare la fine della giornata lavorativa coccolandosi con un po' di gradazione alcolica e con un mix di chiacchiere tra compatrioti.
Per esempio Marcio ci ha confessato di aver comprato un terreno poco fuori Kota Kinabalu per metterci su un maneggio, visto che da sempre a lui piacciono i cavalli. Tanto che voci ci dicono che qualcuno ha avvistato uno dei nostri, il Gigante Bbbbuono, procedere all'imbarco sulla Emirates con una sella come bagaglio a mano. Pare che un paio di hostess abbiano gradito e premiato il ragazzo con un paio di preziosi numeri di cellulare.
Benvenuti da Grazie. E benvenuti nelle Ristorie.
sabato 17 settembre 2011
On The Road 32 - Verità Dedotte (a.k.a. Ma Vaffanculo Va)
Il check-in è un momento in cui a volte scopri cose di te. Come quando ti guardi allo specchio.
Nel caso specifico lo specchio è di solito una donna generalmente giovane e piacente, spesso sottopagata e che ha a che fare con una clientela che ti fa invidiare le maestre delle elementari con classi da 36 bambini.
Succede a volte come quando sull'autobus un qualche adolescente brufaldoso ti guarda e ti dà del lei e ti chiama signore. E tu sei lì lì per dirgli - senti stronzetto, mi faccio anch'io le pippe coi pornazzi di Moana e mi tiro su tre o quattro spinelli alla settimana. Salvo poi ripensarci su e ammettere a) che quei filmazzi oramai sono ingialliti, b) che lo stronzetto davanti a te tira di coca peggio di un aspirapolvere da 3000W, c) che galoppi meglio di Tex Willer verso i gli -anta anni.
E allora capita che un giorno son lì che volo sull'ennesimo aereo e penso che beh sì in effetti quasi tocco i quaranta e che però cazzo ancora sono in formissima. Sì magari un po' su di peso. Ma mica come sti tre ciccioni del cazzo che hanno messo insieme a me nella fila dell'uscita di emergenza. Cicciabbbombi cannonieri ti viene da pensare. E già, che li mettono vicino all'uscita di emergenza mica per altro, ma perchè i posti sono più larghi sia per la panza che per le gambe. E già...e allora ti coglie quell'immagine della hostess di terra che ti squadra e mentre ti prende il passaporto ti fa sorridendo - le va bene un posto vicino alle uscite di emergenza?, e tu rispondi certo grazie e credi che lei ti reputi una specie di supereroe da disastro aereo. E te ne compiaci.
Mentre invece quella hostess-bilancia ha appena decretato la tua iscrizione al gruppo over quintale.
E allora ne deduci che forse cazzo sei ingrassato veramente troppo. Ma poi no, pensi che ora arrivi a casa ti pesi e ti accorgi che è tutto un incubo.
Però come mai non ti svegli nemmeno quando ti ritrovi a fissare la bilancia lampeggiare con un numero a tre cifre?
Quintale!
Nel caso specifico lo specchio è di solito una donna generalmente giovane e piacente, spesso sottopagata e che ha a che fare con una clientela che ti fa invidiare le maestre delle elementari con classi da 36 bambini.
Succede a volte come quando sull'autobus un qualche adolescente brufaldoso ti guarda e ti dà del lei e ti chiama signore. E tu sei lì lì per dirgli - senti stronzetto, mi faccio anch'io le pippe coi pornazzi di Moana e mi tiro su tre o quattro spinelli alla settimana. Salvo poi ripensarci su e ammettere a) che quei filmazzi oramai sono ingialliti, b) che lo stronzetto davanti a te tira di coca peggio di un aspirapolvere da 3000W, c) che galoppi meglio di Tex Willer verso i gli -anta anni.
E allora capita che un giorno son lì che volo sull'ennesimo aereo e penso che beh sì in effetti quasi tocco i quaranta e che però cazzo ancora sono in formissima. Sì magari un po' su di peso. Ma mica come sti tre ciccioni del cazzo che hanno messo insieme a me nella fila dell'uscita di emergenza. Cicciabbbombi cannonieri ti viene da pensare. E già, che li mettono vicino all'uscita di emergenza mica per altro, ma perchè i posti sono più larghi sia per la panza che per le gambe. E già...e allora ti coglie quell'immagine della hostess di terra che ti squadra e mentre ti prende il passaporto ti fa sorridendo - le va bene un posto vicino alle uscite di emergenza?, e tu rispondi certo grazie e credi che lei ti reputi una specie di supereroe da disastro aereo. E te ne compiaci.
Mentre invece quella hostess-bilancia ha appena decretato la tua iscrizione al gruppo over quintale.
E allora ne deduci che forse cazzo sei ingrassato veramente troppo. Ma poi no, pensi che ora arrivi a casa ti pesi e ti accorgi che è tutto un incubo.
Però come mai non ti svegli nemmeno quando ti ritrovi a fissare la bilancia lampeggiare con un numero a tre cifre?
Quintale!
martedì 30 agosto 2011
On The Road 31 - La Squaquaranciata Esagggerata
Non ricordo se avevo già postato in passato la mia teoria in merito all'aranciata.
Dunque, come di certo oramai avrete imparato a sapere, da anni mi muovo da un punto all'altro del globo terrestre, causa "trabajo". Mezzo di trasporto preferito aereo.
Ora come, di nuovo, avrete imparato a subodorare...sono spesso alle prese con terribili disastri intestinali che si scatenano nel momento in cui scendo dall'aereo e metto piede in terra straniera.
Le possibili cause? Sarà il Jet Lag ti dice Tizio. Sarà lo sbilancio di pressione durante il volo ti va dicendo Caio. Sarà lo stress di andar lontano da casa pontifica Sempronio. Sarà, dico io, che i limoni che compro all'estero e che mi ficco su per il deretano, dando ascolto ai saggi suggerimenti del "dottore dottore", sono più piccoli di quelli nostrani lasciando spazio all'evacuazione...sarà.
Eppure un bel dì mi colse un dubbio...E se fosse la squaquaranciata?
Mi spiego meglio. Da sempre io, come credo molti altri viaggiatori, mi ingozzo di aranciata prima e durante il volo convinto che aiuti nell'evitare la disidratazione e comunque cazzo, è vitamina C no? E poi è gratis giusto?
Alla fine della fiera mi son sempre sparato un quattro cinque bicchieri di sbobbarancio.
Poi una volta presi una minchia di volo low cost. Quelli per i quali si sono inventati che non ti puoi portare l'acqua a bordo così te la devi comprare. E già. Che le hostess passano col carrellino mentre sbevacchiano coche e chinotti di fronte ai passeggeri assetati e con le labbra rinseccolite dall'aria condizionata.
E vaffanculo, io mai gli ho lasciato una lira. Rinunciando ovviamente alla sbobbarancio e...una volta atterrato...niente sprint da centometrista in cerca di una latrina!
Insomma da quella volta smisi di trangugiare aranciata in volo e la cosa mi ha aiutato, un po' come la dolce euchessina, nel ridurre il grado di sbrodolocacca all'interno del mio corpo.
Ultimamente ho deciso di riprovarci, così, tanto per. Tre voli transoceanici. Tre litri di aranciata, un litro per volo. Sei quintali di diarrea fulminante.
La squaquaranciata, miei cari amici. La squaquaranciata.
Vi prego di farci caso, quando viaggiate. Avete anche voi problemi con la squaquaraciata?
State accorti. La squaquaranciata. Se lo sai la eviti. Se non lo sai spero che sei fortunato e ti ritrovi con un limone pronto all'uso...bello grosso per giunta.
Dunque, come di certo oramai avrete imparato a sapere, da anni mi muovo da un punto all'altro del globo terrestre, causa "trabajo". Mezzo di trasporto preferito aereo.
Ora come, di nuovo, avrete imparato a subodorare...sono spesso alle prese con terribili disastri intestinali che si scatenano nel momento in cui scendo dall'aereo e metto piede in terra straniera.
Le possibili cause? Sarà il Jet Lag ti dice Tizio. Sarà lo sbilancio di pressione durante il volo ti va dicendo Caio. Sarà lo stress di andar lontano da casa pontifica Sempronio. Sarà, dico io, che i limoni che compro all'estero e che mi ficco su per il deretano, dando ascolto ai saggi suggerimenti del "dottore dottore", sono più piccoli di quelli nostrani lasciando spazio all'evacuazione...sarà.
Eppure un bel dì mi colse un dubbio...E se fosse la squaquaranciata?
Mi spiego meglio. Da sempre io, come credo molti altri viaggiatori, mi ingozzo di aranciata prima e durante il volo convinto che aiuti nell'evitare la disidratazione e comunque cazzo, è vitamina C no? E poi è gratis giusto?
Alla fine della fiera mi son sempre sparato un quattro cinque bicchieri di sbobbarancio.
Poi una volta presi una minchia di volo low cost. Quelli per i quali si sono inventati che non ti puoi portare l'acqua a bordo così te la devi comprare. E già. Che le hostess passano col carrellino mentre sbevacchiano coche e chinotti di fronte ai passeggeri assetati e con le labbra rinseccolite dall'aria condizionata.
E vaffanculo, io mai gli ho lasciato una lira. Rinunciando ovviamente alla sbobbarancio e...una volta atterrato...niente sprint da centometrista in cerca di una latrina!
Insomma da quella volta smisi di trangugiare aranciata in volo e la cosa mi ha aiutato, un po' come la dolce euchessina, nel ridurre il grado di sbrodolocacca all'interno del mio corpo.
Ultimamente ho deciso di riprovarci, così, tanto per. Tre voli transoceanici. Tre litri di aranciata, un litro per volo. Sei quintali di diarrea fulminante.
La squaquaranciata, miei cari amici. La squaquaranciata.
Vi prego di farci caso, quando viaggiate. Avete anche voi problemi con la squaquaraciata?
State accorti. La squaquaranciata. Se lo sai la eviti. Se non lo sai spero che sei fortunato e ti ritrovi con un limone pronto all'uso...bello grosso per giunta.
venerdì 22 aprile 2011
Mi ero dimenticato...Basilicata costola costola
Con la speranza e la consapevolezza che tornerò a calcare queste pagine (o similari...mi sono reso conto che in Turchia hanno clamorosamente bloccato l'accesso a blogger...gulp!) mi sono ricordato di essermi scordato di celebrare Basilicata Coast to Coast. O forse l'ho celebrato e me lo sono dimenticato, vallo a sapere.
Il film è di Papaleo. La colonna sonora, o almeno il pezzo di punta, di Max Gazzè.
Per uno che vive all'estero è bello ogni tanto sapere che produciamo qualcosa che fa venire il brividino.
Bravi, sinceramente.
Il film è di Papaleo. La colonna sonora, o almeno il pezzo di punta, di Max Gazzè.
Per uno che vive all'estero è bello ogni tanto sapere che produciamo qualcosa che fa venire il brividino.
Bravi, sinceramente.
venerdì 3 dicembre 2010
Kremisi 3 - Quartiere Africano
Ho rivisitato qualcosa che avevo scritto tempo addietro. Mi piaceva di più lo sfondo.
Ecco qua. L'avevo presentato per un concorso, ovviamente con risultati scarsi, d'altronde anche io avrei premiato altri. :)
Sono cresciuto nel Quartiere Africano. Che come nome fa pensare a scontri di etnie. Ti fa sentire un marsigliese romano. In realtà non è vero un cazzo. Non vendevano nemmeno il kebab al Quartiere Africano. Almeno finché non è diventato di moda. Che ora se apri una pizzeria che non ha il rullo per la carne allora sei destinato a fallire. E' una zona borghese in realtà. Con tutti quei negozi a Viale Libia e la Scuola Montessori e i gruppi di scout e i cornetti di Romoli. Insomma dovrei essere normale. Invece no. Dovrei pensare a fare carriera. Invece no. Dovrei sentirmi borghese anche io, riprodurmi e insegnare ai miei figli come si fa a essere un italiano medio. Invece no. E io mica lo so il motivo di questo invece no. Non lo so per niente. Da dove mi arriva la rabbia?
Per fortuna che in televisione te la fanno facile. Quante stronzate. Un tizio fa fuori 58 persone e ti raccontano che tutto era scritto nel suo passato. Che quello ha il pedigree da ammazzatore seriale. Che pisciava nel letto quando era ragazzino. E che poi infilzava ranocchie e storpiava cani e ficcava petardi nel culo dei gatti del vicinato. Ed è ovvio dato che tutti i serial killer hanno quelle cose in comune. Ma che cazzate.
Cercano solo di trovare un MCD, un fottutissimo minimo comun denominatore, perché così forse l'uomo qualunque riesce a farsene una ragione e a dormire tranquillo. Che tutto ha un senso. La verità è che sono stronzate. Cazzate. Delle stronzate del cazzo.
Oggi sono alla Stazione Nomentana. Un crocevia strano che separa il Quartiere Africano da quello delle Valli. La ferrovia corre parallela alla tangenziale est. Osservo le macchine che passano veloci. E osservo uno dei piloni che sorreggono il cavalcavia. E' un pilone cavo. Proprio così. Non so se a causa di lavori o semplicemente grazie alle unghie di qualche disperato, ora c'è un'apertura alla base del pilone. E all'interno qualcuno ci ha ricavato un monolocale. Osservo un paio di magliette che oscillano per il movimento d'aria dovuto alle macchine che corrono lì accanto. Ci sono magliette e quadri. Piuttosto belli anche. Mi soffermo a pensare che in vita mia non sono mai riuscito a disegnare nemmeno una casetta col caminetto. E' una serata umida, un sabato sera umido con poca pochissima gente in giro. Roma non è una città violenta. Per niente. Io di solito non sono violento. Non ho nessun motivo per uccidere, almeno credo. Oramai non me lo chiedo nemmeno più. Eppure uccido. Dovrei dire uccidiamo.
Noi siamo in tre. Come i porcellini. Come i nipoti saputelli di Paperino. Ci siamo dati dei nomi, che solo Tizio Caio e Sempronio pareva brutto. Uno Nessuno e Cento. Io sono quello di mezzo. E abbiamo spazio anche per un quarto, possibilmente donna. Mila. Me la immagino rossa di capelli.
Non ho idea di che faccia abbiano gli altri. La Rete è l'unica cosa che ci unisce. Oltre alla nostra piccola deviazione comune. Uccidere.
Noi lo facciamo in parallelo. Tipologia di luogo. Giorno. Modus operandi. Tutto deciso prima. Come se fosse una serata a tema a cui ognuno partecipa per cazzi suoi. Ogni tanto tre omicidi tre e tutti tremendamente simili tra loro. Ma in città diverse. Per inciso, non mi sono mai pisciato addosso. E i miei sono delle persone normalissime. Solo che a me a un certo punto sono venuti fuori questi impulsi. Insieme ai brufoli probabilmente.
Stasera abbiamo deciso stazione. Coltello affilato. E io sono pronto. Il treno passa e non si ferma. Chiudo e gli occhi e mi faccio rapire dal ritmo delle travertine. Per terminare qualcuno ci vuole qualcosa che ti dia ritmo. Per pompare adrenalina. Senti il sangue frusciare nelle orecchie. Ci vuole niente e ti distrai. Controllo il respiro poi mi muovo.
Io sono pronto e questo è il momento giusto. Il coglione che abita nel pilone esce a prendersi una t-shirt. Mi vede. Mi saluta anche. Poi ritorna alla sua postazione. Dipinge e mi dà le spalle. E' un tipo fatto così. Né alto né basso. Né magro né grasso. Senza razza. Senza paese. Forse come me, senza speranza. Gli lascio trenta secondi di pittura, tanto per dargli modo di rimirare il suo talento per l'ultima volta. Conto pazientemente e mi avvicino lento e invisibile. Il colore della t-shirt da vicino è diverso. Sembrava sbiadita. Invece sono macchie di giallo e di bianco. I particolare mi piacciono. Mi fanno stare meglio e rendono la vita migliore. Poi gli affondo la lama in un fianco. E gli sussurro due parole. Ciao stronzo. Tanto per fargli pensare che ci sia un motivo. Tanto per fargli credere che sta morendo per qualcosa che ha fatto o che ha detto o che non ha fatto o che non ha detto. Ho una mia morale in questo. In punto di morte anche io vorrò sapere perché. Non si può morire per sentito dire. Poi gli apro la gola e lo osservo. Cinque secondi al massimo. Con le lacrime agli occhi. Non so se per la gioia o perché mi dispiaccia. Passa di nuovo un altro treno veloce costante e ritmico. Il cuore strizza il sangue e lo spinge via. Il rischio c'è. Ma in città nessuno guarda. Nessuno nota. Nessuno ascolta. Tutti corrono. Io invece mi muovo lento e dopo cinque minuti sono un'ombra. Con l'iphone aggiorno twitter. Mission completed. Infine sono meno di un'ombra. Sono Nessuno. E la città mi accoglie di nuovo come una madre superficiale dalle poche domande.
Ecco qua. L'avevo presentato per un concorso, ovviamente con risultati scarsi, d'altronde anche io avrei premiato altri. :)
Sono cresciuto nel Quartiere Africano. Che come nome fa pensare a scontri di etnie. Ti fa sentire un marsigliese romano. In realtà non è vero un cazzo. Non vendevano nemmeno il kebab al Quartiere Africano. Almeno finché non è diventato di moda. Che ora se apri una pizzeria che non ha il rullo per la carne allora sei destinato a fallire. E' una zona borghese in realtà. Con tutti quei negozi a Viale Libia e la Scuola Montessori e i gruppi di scout e i cornetti di Romoli. Insomma dovrei essere normale. Invece no. Dovrei pensare a fare carriera. Invece no. Dovrei sentirmi borghese anche io, riprodurmi e insegnare ai miei figli come si fa a essere un italiano medio. Invece no. E io mica lo so il motivo di questo invece no. Non lo so per niente. Da dove mi arriva la rabbia?
Per fortuna che in televisione te la fanno facile. Quante stronzate. Un tizio fa fuori 58 persone e ti raccontano che tutto era scritto nel suo passato. Che quello ha il pedigree da ammazzatore seriale. Che pisciava nel letto quando era ragazzino. E che poi infilzava ranocchie e storpiava cani e ficcava petardi nel culo dei gatti del vicinato. Ed è ovvio dato che tutti i serial killer hanno quelle cose in comune. Ma che cazzate.
Cercano solo di trovare un MCD, un fottutissimo minimo comun denominatore, perché così forse l'uomo qualunque riesce a farsene una ragione e a dormire tranquillo. Che tutto ha un senso. La verità è che sono stronzate. Cazzate. Delle stronzate del cazzo.
Oggi sono alla Stazione Nomentana. Un crocevia strano che separa il Quartiere Africano da quello delle Valli. La ferrovia corre parallela alla tangenziale est. Osservo le macchine che passano veloci. E osservo uno dei piloni che sorreggono il cavalcavia. E' un pilone cavo. Proprio così. Non so se a causa di lavori o semplicemente grazie alle unghie di qualche disperato, ora c'è un'apertura alla base del pilone. E all'interno qualcuno ci ha ricavato un monolocale. Osservo un paio di magliette che oscillano per il movimento d'aria dovuto alle macchine che corrono lì accanto. Ci sono magliette e quadri. Piuttosto belli anche. Mi soffermo a pensare che in vita mia non sono mai riuscito a disegnare nemmeno una casetta col caminetto. E' una serata umida, un sabato sera umido con poca pochissima gente in giro. Roma non è una città violenta. Per niente. Io di solito non sono violento. Non ho nessun motivo per uccidere, almeno credo. Oramai non me lo chiedo nemmeno più. Eppure uccido. Dovrei dire uccidiamo.
Noi siamo in tre. Come i porcellini. Come i nipoti saputelli di Paperino. Ci siamo dati dei nomi, che solo Tizio Caio e Sempronio pareva brutto. Uno Nessuno e Cento. Io sono quello di mezzo. E abbiamo spazio anche per un quarto, possibilmente donna. Mila. Me la immagino rossa di capelli.
Non ho idea di che faccia abbiano gli altri. La Rete è l'unica cosa che ci unisce. Oltre alla nostra piccola deviazione comune. Uccidere.
Noi lo facciamo in parallelo. Tipologia di luogo. Giorno. Modus operandi. Tutto deciso prima. Come se fosse una serata a tema a cui ognuno partecipa per cazzi suoi. Ogni tanto tre omicidi tre e tutti tremendamente simili tra loro. Ma in città diverse. Per inciso, non mi sono mai pisciato addosso. E i miei sono delle persone normalissime. Solo che a me a un certo punto sono venuti fuori questi impulsi. Insieme ai brufoli probabilmente.
Stasera abbiamo deciso stazione. Coltello affilato. E io sono pronto. Il treno passa e non si ferma. Chiudo e gli occhi e mi faccio rapire dal ritmo delle travertine. Per terminare qualcuno ci vuole qualcosa che ti dia ritmo. Per pompare adrenalina. Senti il sangue frusciare nelle orecchie. Ci vuole niente e ti distrai. Controllo il respiro poi mi muovo.
Io sono pronto e questo è il momento giusto. Il coglione che abita nel pilone esce a prendersi una t-shirt. Mi vede. Mi saluta anche. Poi ritorna alla sua postazione. Dipinge e mi dà le spalle. E' un tipo fatto così. Né alto né basso. Né magro né grasso. Senza razza. Senza paese. Forse come me, senza speranza. Gli lascio trenta secondi di pittura, tanto per dargli modo di rimirare il suo talento per l'ultima volta. Conto pazientemente e mi avvicino lento e invisibile. Il colore della t-shirt da vicino è diverso. Sembrava sbiadita. Invece sono macchie di giallo e di bianco. I particolare mi piacciono. Mi fanno stare meglio e rendono la vita migliore. Poi gli affondo la lama in un fianco. E gli sussurro due parole. Ciao stronzo. Tanto per fargli pensare che ci sia un motivo. Tanto per fargli credere che sta morendo per qualcosa che ha fatto o che ha detto o che non ha fatto o che non ha detto. Ho una mia morale in questo. In punto di morte anche io vorrò sapere perché. Non si può morire per sentito dire. Poi gli apro la gola e lo osservo. Cinque secondi al massimo. Con le lacrime agli occhi. Non so se per la gioia o perché mi dispiaccia. Passa di nuovo un altro treno veloce costante e ritmico. Il cuore strizza il sangue e lo spinge via. Il rischio c'è. Ma in città nessuno guarda. Nessuno nota. Nessuno ascolta. Tutti corrono. Io invece mi muovo lento e dopo cinque minuti sono un'ombra. Con l'iphone aggiorno twitter. Mission completed. Infine sono meno di un'ombra. Sono Nessuno. E la città mi accoglie di nuovo come una madre superficiale dalle poche domande.
lunedì 29 novembre 2010
Coffee Machine 11 - Modi di dire da ufficio
Da noi in ufficio ci sono le mode. Le mode sui modi di dire.
E' una roba contagiosissima.
Anni fa avevamo il rampantissimo "cassare" a indicare che qualcosa era stato tagliato o cancellato.
L'ho sempre odiato.
In tempi più recenti "cristiani" stava a indicare le persone o le risorse da utilizzare. "Mannamoce 5 cristiani" stava a dire che si mandavano in sito da qualche cliente una cinquina di persone, a prescindere peraltro dal proprio credo religioso.
L'ho sempre odiato.
Oggi è in voghissima il "lasciami dire" o il "lasciatemi dire", se in riunione con più elementi. Viene usato con una frequenza superiore al "cioè" di quando ero diciottenne. Addirittura sta prendendo piede anche nella forma scritta, nel qual caso proporrò però di farlo diventare un "lasciami scrivere".
Lasciatemelo dire e scrivere. Odio anche questo.
E' una roba contagiosissima.
Anni fa avevamo il rampantissimo "cassare" a indicare che qualcosa era stato tagliato o cancellato.
L'ho sempre odiato.
In tempi più recenti "cristiani" stava a indicare le persone o le risorse da utilizzare. "Mannamoce 5 cristiani" stava a dire che si mandavano in sito da qualche cliente una cinquina di persone, a prescindere peraltro dal proprio credo religioso.
L'ho sempre odiato.
Oggi è in voghissima il "lasciami dire" o il "lasciatemi dire", se in riunione con più elementi. Viene usato con una frequenza superiore al "cioè" di quando ero diciottenne. Addirittura sta prendendo piede anche nella forma scritta, nel qual caso proporrò però di farlo diventare un "lasciami scrivere".
Lasciatemelo dire e scrivere. Odio anche questo.
mercoledì 24 novembre 2010
On The Road 30 - Oggetti Inanimati
Non sono un tipo troppo impressionabile. E di solito sono più le mancanze che le presenze a mettermi in uno stato di ansia incrementale, che poi è il motivo per il quale non riesco a vedere gli horror made in Japan.
Un fenomeno che mi dà però il brivido, e parecchio, sono gli oggetti per strada. Avete presente no? Quelli che di solito ti guardano dal ciglio, semi-appoggiati a qualche paracarro. Nella mia personalissima classifica al terzo posto c'è il casco da moto. Mi fa pensare a teste che non ci sono più e in generale a qualcosa di molto tragico.
Il secondo posto lo meritano i mocassini da uomo, non una scarpa qualsiasi. Il mocassino da uomo possibilmente nero. Ecco. Mi sale su l'immagine di un anziano che mentre cammina letteralmente si polverizza, o qualcosa del genere.
Al primo ci sono invece le bambole. Le bambole sull'asfalto mi mettono proprio di cattivo umore. Mi intristiscono. Mi fanno pensare al viso del piccolo proprietario, un viso triste e tenerissimo. D'altronde nel codice genetico portiamo giustamente scritto che loro dovrebbero essere intoccabili.
Sta di fatto che spesso e volentieri non è così.
Quest'anno, come lo scorso, Save The Children ripropone la lista dei desideri. Tante volte facciamo regali a cavolo buttando soldi, ecco. Magari scegliete tra quelli che Save The Children propone, il "regalato" vedrete che rimarrà piacevolmente sorpreso del vostro pensiero.
Lo scorso anno ho deciso di regalare a mia madre uno di questi desideri. Era semplicemente felice che lo avessi fatto.
Un fenomeno che mi dà però il brivido, e parecchio, sono gli oggetti per strada. Avete presente no? Quelli che di solito ti guardano dal ciglio, semi-appoggiati a qualche paracarro. Nella mia personalissima classifica al terzo posto c'è il casco da moto. Mi fa pensare a teste che non ci sono più e in generale a qualcosa di molto tragico.
Il secondo posto lo meritano i mocassini da uomo, non una scarpa qualsiasi. Il mocassino da uomo possibilmente nero. Ecco. Mi sale su l'immagine di un anziano che mentre cammina letteralmente si polverizza, o qualcosa del genere.
Al primo ci sono invece le bambole. Le bambole sull'asfalto mi mettono proprio di cattivo umore. Mi intristiscono. Mi fanno pensare al viso del piccolo proprietario, un viso triste e tenerissimo. D'altronde nel codice genetico portiamo giustamente scritto che loro dovrebbero essere intoccabili.
Sta di fatto che spesso e volentieri non è così.
Quest'anno, come lo scorso, Save The Children ripropone la lista dei desideri. Tante volte facciamo regali a cavolo buttando soldi, ecco. Magari scegliete tra quelli che Save The Children propone, il "regalato" vedrete che rimarrà piacevolmente sorpreso del vostro pensiero.
Lo scorso anno ho deciso di regalare a mia madre uno di questi desideri. Era semplicemente felice che lo avessi fatto.
giovedì 11 novembre 2010
On The Road 29 - Crisi di identità
Diciamocelo.
Mi sta bene che in Italia mi scambino per un fondamentalista islamico.
Diciamocelo meglio.
Mi va benissimo che in Turchia mi abbiano preso più volte per un iraniano.
Diciamocelo ai quattro venti.
E' comprensibile che qui in Malesia gli autoctoni guardino la mia barba e mi chiedano da quale città dell'Iran io venga.
Diciamocelo a squarciagola.
Oggi l'apice è stato un gruppetto di tre iraniani che prima mi parla nel loro linguaggio guttural acutoso. Poi pensando a un emigrante mi guardano sorridenti e mi dicono in inglese che ANCHE loro sono iraniani. Olè.
Diciamocelo a petto scoperto.
Okkei. Mi avete rotto le palle. Okkei. Vaffanculo. Sono nato a Teheran, contenti?
Eccheccazzo.
Romano di Teheran.
Mi sta bene che in Italia mi scambino per un fondamentalista islamico.
Diciamocelo meglio.
Mi va benissimo che in Turchia mi abbiano preso più volte per un iraniano.
Diciamocelo ai quattro venti.
E' comprensibile che qui in Malesia gli autoctoni guardino la mia barba e mi chiedano da quale città dell'Iran io venga.
Diciamocelo a squarciagola.
Oggi l'apice è stato un gruppetto di tre iraniani che prima mi parla nel loro linguaggio guttural acutoso. Poi pensando a un emigrante mi guardano sorridenti e mi dicono in inglese che ANCHE loro sono iraniani. Olè.
Diciamocelo a petto scoperto.
Okkei. Mi avete rotto le palle. Okkei. Vaffanculo. Sono nato a Teheran, contenti?
Eccheccazzo.
Romano di Teheran.
sabato 23 ottobre 2010
Bloggando col Melafonino 9 - AriSushi
Sono le 16.45. Sushi Tei, aperto da poco al posto del compianto Yo-Yo Sushi. Ottimo cibo devo dire, ma la cosa stupefacente è che pensavo di ritrovarmi da solo a mangiare nel tardo pomeriggio. Invece è pieno e strapieno.
E mentre mi abboffo mi chiedo che fine avrà fatto lo Sventrapapere Tagike...nostalgia.
E mentre mi abboffo mi chiedo che fine avrà fatto lo Sventrapapere Tagike...nostalgia.
venerdì 8 ottobre 2010
El Dindondero 13 - Delle velocità degli aerei
Io semplicemente voglio troppo bene al Dindo. E da un po' mancava nostalgicamente dai miei post.
E' un volo tranquillo, tra Kuala Lumpur e Kota Kinabalu, e sediamo io al 15A e Dindo al 15C. Ovviamente anche il 15B è occupato, da una simpatica vecchietta indocinese.
El Dindo è stranamente nervoso e alla fine sbotta verso la sua vicina in un inglese un po' sdentato.
Dindo - Certo che il pilota deve andare di fretta eh?
Nonnina - Schiusseme?
Dindo - No dico, stiamo proprio volando veloci, di solito gli aerei non vanno più lenti?
Nonnina - Schiusseme?
Dindo - Eh cazzo ma che si è incantata? Tutto bene sì? Dico solo che mi pare di andare a velocità supersonica
Nonnina - E da cosa l'ha capito...mi shiusseme?
Dindo - Dal vento
Nonnina - SchiussSchiusseme?
Dindo - Ma sì dal vento che mi arriva in faccia. Non vede che ho i capelli che svolazzano da tutte le parti?
Nonnina - Forse dovrebbe chiudere o ridurre il getto di aria condizionata. Basta muovere quell'affarino lassù, non è difficile
Dindo - Schiusseme?
Io - Guardi signora, non si preoccupi. E' che soffre di mal d'aria e si è preso una pasticchina...
Nonnina - Ne avrebbe mica una da darmi? E' da tanto che non mi sballo un po'...
Io - Schiusseme!
La nonnina sfortunatamente non assomigliava alla Regina del video qua sotto.
E' un volo tranquillo, tra Kuala Lumpur e Kota Kinabalu, e sediamo io al 15A e Dindo al 15C. Ovviamente anche il 15B è occupato, da una simpatica vecchietta indocinese.
El Dindo è stranamente nervoso e alla fine sbotta verso la sua vicina in un inglese un po' sdentato.
Dindo - Certo che il pilota deve andare di fretta eh?
Nonnina - Schiusseme?
Dindo - No dico, stiamo proprio volando veloci, di solito gli aerei non vanno più lenti?
Nonnina - Schiusseme?
Dindo - Eh cazzo ma che si è incantata? Tutto bene sì? Dico solo che mi pare di andare a velocità supersonica
Nonnina - E da cosa l'ha capito...mi shiusseme?
Dindo - Dal vento
Nonnina - SchiussSchiusseme?
Dindo - Ma sì dal vento che mi arriva in faccia. Non vede che ho i capelli che svolazzano da tutte le parti?
Nonnina - Forse dovrebbe chiudere o ridurre il getto di aria condizionata. Basta muovere quell'affarino lassù, non è difficile
Dindo - Schiusseme?
Io - Guardi signora, non si preoccupi. E' che soffre di mal d'aria e si è preso una pasticchina...
Nonnina - Ne avrebbe mica una da darmi? E' da tanto che non mi sballo un po'...
Io - Schiusseme!
La nonnina sfortunatamente non assomigliava alla Regina del video qua sotto.
sabato 2 ottobre 2010
Bloggando col Melafonino 8 - Tu Cantante Mercenario
Sì tu cantante mercenario, se passi da queste parti. Sappilo. Sappilo che non fa niente se lo fai solo per portare la pagnotta a casa. Lo capisco. Non fa niente se non te ne frega un cazzo di quello che canti. Lo capisco, non tutti nascono artisti.
Ma, diosantissimoglorioso, evita mentre canti un pezzo strappalacrime di Buble di guardare il tuo cazzosissimo orologio per vedere quanto manca alla fine del turno di lavoro.
Fallo in nome di quei poveracci che hanno talento da vendere e non arrivano alla fine del mese.
Ma, diosantissimoglorioso, evita mentre canti un pezzo strappalacrime di Buble di guardare il tuo cazzosissimo orologio per vedere quanto manca alla fine del turno di lavoro.
Fallo in nome di quei poveracci che hanno talento da vendere e non arrivano alla fine del mese.
giovedì 23 settembre 2010
Femminilmente 8 - Moda Mare 2010
Mia moglie doveva comprare un costume e da dodici ore stazionava nei camerini del negozio.
Io allora ne approfittavo per tirare questo scatto...come non seguire la moda?
Io allora ne approfittavo per tirare questo scatto...come non seguire la moda?
mercoledì 25 agosto 2010
Bloggando Col Melafonino 7 - Di Corriere e Galline
Siamo andati a Singapore lo scorso weekend. Decisamente da vedere una volta nella vita, forse anche due. Ma non aspettatevi di comprare accrocchi tecnologici facendo l'affare...
Comunque siamo andati col pullman. Poco meno di cinque ore e si arriva. Mi aspettavo il solito bussetto malandato con i sedili di legno e i passeggeri con galline-bagaglio al seguito. Mi sono ritrovato su poltrona reclinabile e connessione wi-fi a bordo. Quando è passata la hostess, sì avete letto bene, le ho chiesto dove fossero le galline, "nel bagagliaio forse?", che la cosa mi sembrava poco carina, per i volatili. Con quel caldo.
Mi ha guardato sorridendo e mi ha detto che le avevan vendute lo scorso anno. A una ditta di bussetti malandati...una ditta italiana.
Comunque siamo andati col pullman. Poco meno di cinque ore e si arriva. Mi aspettavo il solito bussetto malandato con i sedili di legno e i passeggeri con galline-bagaglio al seguito. Mi sono ritrovato su poltrona reclinabile e connessione wi-fi a bordo. Quando è passata la hostess, sì avete letto bene, le ho chiesto dove fossero le galline, "nel bagagliaio forse?", che la cosa mi sembrava poco carina, per i volatili. Con quel caldo.
Mi ha guardato sorridendo e mi ha detto che le avevan vendute lo scorso anno. A una ditta di bussetti malandati...una ditta italiana.
giovedì 19 agosto 2010
Bloggando col Melafonino 6 - Lady Kakka
Non so le radio tricolori, ma quelle locali passano a manetta la canzone di Lady QuaQua, quella coi nomi spagnoli ma che non vuol dire assolutamente un cazzo. A meno di non visualizzare durante l'ascolto orgioni megagalattici col trio spagnolo di nomi. I nomi, appunto.
A me suona molto meglio sostituendo Alejandro Fernando e Roberto con i più altisonanti Maramaldo, Leopoldo e Gertrudo. Io la canticchio modificata e mi mette di buonumore.
MaraMaraMaldo MaraMaraMaldo...Gertrudooo!
A me suona molto meglio sostituendo Alejandro Fernando e Roberto con i più altisonanti Maramaldo, Leopoldo e Gertrudo. Io la canticchio modificata e mi mette di buonumore.
MaraMaraMaldo MaraMaraMaldo...Gertrudooo!
lunedì 16 agosto 2010
Bloggando col Melafonino 5 - Scarpe da Donna
Non sono considerabile un feticista. Almeno per quel che riguarda i piedi. Eppure qui in Malesia mi soffermo a osservare le scarpe delle donne locali, in particolare se con tacco alto.
Il fatto è che l'usanza pare sia quella di indossare scarpe di almeno un paio di misure più grandi del dovuto. Ora mi spiego come mai le donne sui tacchi, qua, tendono a strascicare i piedi...
Cose strane.
Il fatto è che l'usanza pare sia quella di indossare scarpe di almeno un paio di misure più grandi del dovuto. Ora mi spiego come mai le donne sui tacchi, qua, tendono a strascicare i piedi...
Cose strane.
venerdì 13 agosto 2010
Bloggando col Melafonino 4 - Quando Stylish Diventa Fetish
Luogo "The Gardens", Kuala Lumpur. In cerca di un cesso incappo nella toilette Premiere, quella che paghi per entrare. Mi sto pisciando sotto quindi sgancio la grana e felice mi libero ammirando l'incredibe stile dei pisciatoi.

Sorrido felice e mi stiracchio a vescica finalmente libera, mi faccio l'occhiolino allo specchio. Specchio? Strano, mai visti specchi sopra ai pisciatoi...Mi assale il dubbio e mi giro piano.
E li vedo, finalmente. I veri pisciatoi. Stylish anche loro, per carità.

Ma vuoi mettere il gusto di aver pisciato nel lavandino. Non ce n'è per nessuno.

Sorrido felice e mi stiracchio a vescica finalmente libera, mi faccio l'occhiolino allo specchio. Specchio? Strano, mai visti specchi sopra ai pisciatoi...Mi assale il dubbio e mi giro piano.
E li vedo, finalmente. I veri pisciatoi. Stylish anche loro, per carità.

Ma vuoi mettere il gusto di aver pisciato nel lavandino. Non ce n'è per nessuno.
mercoledì 14 luglio 2010
Bloggando col Melafonino 3 - La Sfortuna di Essere Architetti
O meglio di essere architette, come spiegherò a breve.
Kota Kinabalu, bagno dell'albergo: due foto, due momenti di progettazione ad catsum.
Nella prima foto particolare della finestra che separa il bagno dalla camera da letto. Il tutto farebbe pensare alla mano di un uomo amante del voyeurismo. Ma vi prego di osservare bene, notate la totale assenza di vetro - la pensata è ovviamente di una donna. Un maschietto penserebbe subito a quanto puzza normalmente il bagno dopo una sacrosantissima evacuazione intestinale di massa. E non posso che concordare. Per uno strano effetto di correnti, infatti, dopo essermi come dire liberato del fardellone, la puzza a forma di mano modello Nightmare, ha preso possesso indisturbata dell'intera camera da letto. Risultato: la vasca non è poi un posto così scomodo dove dormire...

Nella seconda foto particolare invece della doccia. Bella ed elegante. Notate di nuovo come la porta tenda ad aprirsi verso l'INTERNO. Per entrare in doccia e chiudersi la porta alle spalle è necessario strisciare col culo sulla parete di destra, mentre si pensa ovviamente a quanti culi prima del tuo abbiano effettuato lo stesso strusciamento...

A presto.
Kota Kinabalu, bagno dell'albergo: due foto, due momenti di progettazione ad catsum.
Nella prima foto particolare della finestra che separa il bagno dalla camera da letto. Il tutto farebbe pensare alla mano di un uomo amante del voyeurismo. Ma vi prego di osservare bene, notate la totale assenza di vetro - la pensata è ovviamente di una donna. Un maschietto penserebbe subito a quanto puzza normalmente il bagno dopo una sacrosantissima evacuazione intestinale di massa. E non posso che concordare. Per uno strano effetto di correnti, infatti, dopo essermi come dire liberato del fardellone, la puzza a forma di mano modello Nightmare, ha preso possesso indisturbata dell'intera camera da letto. Risultato: la vasca non è poi un posto così scomodo dove dormire...

Nella seconda foto particolare invece della doccia. Bella ed elegante. Notate di nuovo come la porta tenda ad aprirsi verso l'INTERNO. Per entrare in doccia e chiudersi la porta alle spalle è necessario strisciare col culo sulla parete di destra, mentre si pensa ovviamente a quanti culi prima del tuo abbiano effettuato lo stesso strusciamento...

A presto.
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