Da noi in ufficio ci sono le mode. Le mode sui modi di dire.
E' una roba contagiosissima.
Anni fa avevamo il rampantissimo "cassare" a indicare che qualcosa era stato tagliato o cancellato.
L'ho sempre odiato.
In tempi più recenti "cristiani" stava a indicare le persone o le risorse da utilizzare. "Mannamoce 5 cristiani" stava a dire che si mandavano in sito da qualche cliente una cinquina di persone, a prescindere peraltro dal proprio credo religioso.
L'ho sempre odiato.
Oggi è in voghissima il "lasciami dire" o il "lasciatemi dire", se in riunione con più elementi. Viene usato con una frequenza superiore al "cioè" di quando ero diciottenne. Addirittura sta prendendo piede anche nella forma scritta, nel qual caso proporrò però di farlo diventare un "lasciami scrivere".
Lasciatemelo dire e scrivere. Odio anche questo.
Avvertenze per i lettori - siamo nella merda quindi vi prego muovetevi poco... non fate l'onda
lunedì 29 novembre 2010
mercoledì 24 novembre 2010
On The Road 30 - Oggetti Inanimati
Non sono un tipo troppo impressionabile. E di solito sono più le mancanze che le presenze a mettermi in uno stato di ansia incrementale, che poi è il motivo per il quale non riesco a vedere gli horror made in Japan.
Un fenomeno che mi dà però il brivido, e parecchio, sono gli oggetti per strada. Avete presente no? Quelli che di solito ti guardano dal ciglio, semi-appoggiati a qualche paracarro. Nella mia personalissima classifica al terzo posto c'è il casco da moto. Mi fa pensare a teste che non ci sono più e in generale a qualcosa di molto tragico.
Il secondo posto lo meritano i mocassini da uomo, non una scarpa qualsiasi. Il mocassino da uomo possibilmente nero. Ecco. Mi sale su l'immagine di un anziano che mentre cammina letteralmente si polverizza, o qualcosa del genere.
Al primo ci sono invece le bambole. Le bambole sull'asfalto mi mettono proprio di cattivo umore. Mi intristiscono. Mi fanno pensare al viso del piccolo proprietario, un viso triste e tenerissimo. D'altronde nel codice genetico portiamo giustamente scritto che loro dovrebbero essere intoccabili.
Sta di fatto che spesso e volentieri non è così.
Quest'anno, come lo scorso, Save The Children ripropone la lista dei desideri. Tante volte facciamo regali a cavolo buttando soldi, ecco. Magari scegliete tra quelli che Save The Children propone, il "regalato" vedrete che rimarrà piacevolmente sorpreso del vostro pensiero.
Lo scorso anno ho deciso di regalare a mia madre uno di questi desideri. Era semplicemente felice che lo avessi fatto.
Un fenomeno che mi dà però il brivido, e parecchio, sono gli oggetti per strada. Avete presente no? Quelli che di solito ti guardano dal ciglio, semi-appoggiati a qualche paracarro. Nella mia personalissima classifica al terzo posto c'è il casco da moto. Mi fa pensare a teste che non ci sono più e in generale a qualcosa di molto tragico.
Il secondo posto lo meritano i mocassini da uomo, non una scarpa qualsiasi. Il mocassino da uomo possibilmente nero. Ecco. Mi sale su l'immagine di un anziano che mentre cammina letteralmente si polverizza, o qualcosa del genere.
Al primo ci sono invece le bambole. Le bambole sull'asfalto mi mettono proprio di cattivo umore. Mi intristiscono. Mi fanno pensare al viso del piccolo proprietario, un viso triste e tenerissimo. D'altronde nel codice genetico portiamo giustamente scritto che loro dovrebbero essere intoccabili.
Sta di fatto che spesso e volentieri non è così.
Quest'anno, come lo scorso, Save The Children ripropone la lista dei desideri. Tante volte facciamo regali a cavolo buttando soldi, ecco. Magari scegliete tra quelli che Save The Children propone, il "regalato" vedrete che rimarrà piacevolmente sorpreso del vostro pensiero.
Lo scorso anno ho deciso di regalare a mia madre uno di questi desideri. Era semplicemente felice che lo avessi fatto.
giovedì 11 novembre 2010
On The Road 29 - Crisi di identità
Diciamocelo.
Mi sta bene che in Italia mi scambino per un fondamentalista islamico.
Diciamocelo meglio.
Mi va benissimo che in Turchia mi abbiano preso più volte per un iraniano.
Diciamocelo ai quattro venti.
E' comprensibile che qui in Malesia gli autoctoni guardino la mia barba e mi chiedano da quale città dell'Iran io venga.
Diciamocelo a squarciagola.
Oggi l'apice è stato un gruppetto di tre iraniani che prima mi parla nel loro linguaggio guttural acutoso. Poi pensando a un emigrante mi guardano sorridenti e mi dicono in inglese che ANCHE loro sono iraniani. Olè.
Diciamocelo a petto scoperto.
Okkei. Mi avete rotto le palle. Okkei. Vaffanculo. Sono nato a Teheran, contenti?
Eccheccazzo.
Romano di Teheran.
Mi sta bene che in Italia mi scambino per un fondamentalista islamico.
Diciamocelo meglio.
Mi va benissimo che in Turchia mi abbiano preso più volte per un iraniano.
Diciamocelo ai quattro venti.
E' comprensibile che qui in Malesia gli autoctoni guardino la mia barba e mi chiedano da quale città dell'Iran io venga.
Diciamocelo a squarciagola.
Oggi l'apice è stato un gruppetto di tre iraniani che prima mi parla nel loro linguaggio guttural acutoso. Poi pensando a un emigrante mi guardano sorridenti e mi dicono in inglese che ANCHE loro sono iraniani. Olè.
Diciamocelo a petto scoperto.
Okkei. Mi avete rotto le palle. Okkei. Vaffanculo. Sono nato a Teheran, contenti?
Eccheccazzo.
Romano di Teheran.
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